Sud Sudan, guerra etnica, anzi no

Quella che viene a torto considerata una guerra tribale fra i Dinka e i Nuer è in realtà una lotta di potere fra gli uomini forti del Sud Sudan. Ma come sempre a pagare il prezzo più alto delle violenze sono i civili. Ecco cosa sta accadendo.

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Il cessate il fuoco firmato lo scorso 23 gennaio tra il governo sud-sudanese guidato da Salva Kiir e i ribelli fedeli all'ex vicepresidente Riek Machar, hanno fermato le ostilità fra le parti, iniziate il 15 dicembre, con tre giorni di caccia all’ uomo nella capitale Juba e le successive battaglie per il controllo delle città di Bentiu, Bor e Malakal, ridotte ad un cumulo di macerie. Le tre città degli Stati che contano – Unity, Jonglei e Upper Nile – sono ora controllate dai governativi. Ma Machar non si sa dove sia, qualcuno dice che è nel bush, che si sta preparando alle prossime mosse: mettere in ginocchio il Sud Sudan è facile, basta rendere insicuro il territorio, basta rendere intrasportabile il petrolio, unico prodotto dell'esportazione sud sudanese. Gli scontri in due mesi hanno causato migliaia di morti e oltre 825 mila tra sfollati e profughi secondo le ultime stime delle Nazioni Unite. Circa 720 mila si sono mossi all’ interno del Paese, poco più di 100 mila hanno passato le frontiere verso Kenya e Uganda. Quella che viene a torto considerata una guerra etnica fra i Dinka e i Nuer è in realtà una lotta di potere fra gli uomini forti del Sud Sudan, che non sono mai riusciti a trovare un vero accordo, pur condividendo il primo governo del neonato stato africano. Lo scorso 15 dicembre i disordini a Juba hanno provocato una fuga dei Nuer nelle due basi delle Nazioni Unite, che fortunatamente hanno aperto le loro porte, visto anche il mandato di protezione della popolazione civile che hanno nel paese. Si sono creati due agglomerati umani uno di oltre 22 mila persone , in quello che viene chiamato Tompking Camp, vicino all’ aeroporto, e l’ altro, detto Juba Tre con oltre 15 mila sfollati. Prigionieri della loro stessa città, non posso uscire, essere trasferiti o spostati, perché coloro che dovrebbero provvedere a tutto ciò, l’ esercito regolare fedele al presidente Kiir, sono di entia Dinka, loro acerrimi nemici. Questa guerra tra esercito regolare, appoggiato dalle truppe ugandesi, e disertori e milizie etniche, che hanno messo l'una contro l'altra la tribù Dinka, quella di Kiir, al gruppo Nuer, quello di Machar, pare non avere a breve, una soluzione.

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