Hong Kong, la protesta infinita

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Nella regione cinese per l’ ottavo fine settimana consecutivo si sono tenute manifestazioni anti-governative per chiedere riforme democratiche. Negli ultimi due giorni le proteste hanno preso di mira anche la polizia, che sabato ha risposto a una manifestazione non autorizzata nel distretto di Yuen Long sparando lacrimogeni e proiettili di gomma contro la folla. Confinati dalla polizia in un parco nel distretto commerciale, il Chater Garden, i manifestanti hanno sfidato di nuovo il divieto e hanno preso d'assalto le strade: sabato a Yuen Long, domenica a Sai Wan e a Causeway Bay, dirigendosi in due direzioni opposte e bloccando le due principali strade di accesso al centro. A Sogo sono state erette alte barricate, mentre un terzo troncone si è diretto l'ufficio di rappresentanza di Pechino. Coperti dagli ombrelli, molti con indosso caschi, mascherine e occhiali da sci, i manifestanti hanno inneggiato di nuovo a una «Hong Kong libera» e «Democrazia subito». L'onda lunga della protesta è nata i primi di giugno, in opposizione ad una legge che consentiva di estradare in Cina giudicate persone colpevoli di reati, poi 'congelatà dal governo autonomo (ma non ritirata in modo definitivo), il movimento ha esteso le sue richieste ad un'inchiesta indipendente sulla brutalità della polizia, alle dimissioni della Chief Executive (capo del governo autonomo), Carrie Lam, considerata troppo accondiscendente al potente vicino, e alla richiesta di nuove elezioni

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