Giornata del rifugiato, Unhcr: “Casa dolce casa” per i profughi

Si chiama “Casa dolce casa” la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi lanciata dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Fino al 28 giugno si può contribuire, donando 2 o 5 euro, con un sms al 45507. L'iniziativa avrà il suo apice il 20 giugno, Giornata mondiale del rifugiato, quando a Firenze, all'Ippodromo del Visarno, ci sarà un maxi concerto-evento. Si alterneranno momenti di intrattenimento, riflessione e musica, con la chitarra “Mare di mezzo”, realizzata con il legno di un barcone naufragato a Lampedusa, che suonerà per ricordare le vittime del Canale di Sicilia.

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«Il mio futuro è nelle mani degli altri»: oggi Houda, siriana, da un centro di accoglienza guarda i suoi figli giocare. Ma soltanto qualche mese fa scappava da Damasco con tutta la famiglia. Sherine è una donna yazidi che è stata prigioniera per cinque mesi dell'Isis a Mosul, in Iraq: «Alcune ragazze si lanciavano dalla montagna per evitare di essere rapite e violentate. Mia figlia, che ha 18 anni, è stata presa. Non riesco ad immaginare cosa possano averle fatto». «Due giorni dopo il nostro arrivo qui, uno dei miei figli è morto. Il secondo, tre giorni dopo. Non sappiamo perché. Avevano perso peso. Erano pallidi», racconta Natacha, fuggita dalla Repubblica Centrafricana. «La cosa più strana della guerra è che ti abitui a essere spaventato», dice dal suo letto di ospedale il tredicenne Mohammed. Taman, cinque anni, viene da Homs in Siria. Piange tutte le notti, perché non ha ancora capito che adesso è al sicuro. Si potrebbe continuare a lungo a raccontare storie. Di famiglie separate, di fratelli colpiti da proiettili, di genitori rimasti sotto le macerie delle esplosioni, di amici “sepolti” dalle acque del Mediterraneo, di ferite fisiche e dell'anima. Houda, Sherine, Natacha, Mohammed, Taman... e tanti altri, 50 milioni di persone costrette a lasciare la propria casa. «A tutti loro dedichiamo questa iniziativa», afferma Carlotta Sami, portavoce dell'Unhcr, «che ci permette di fornire a migliaia di rifugiati e di sfollati una tenda, un kit di pentole e una tanica per l'acqua, oggetti essenziali in una situazione di emergenza». Qualche dato Nel 2014, circa 219 mila persone hanno attraversato il Mediterraneo a bordo di imbarcazioni gestite dai trafficanti. Il 50% erano rifugiati, in fuga da guerre e persecuzioni. Oltre 3.500 non sono mai arrivati a destinazione. Nel 2015, finora 80.500 persone hanno intrapreso la traversata e 1.800 hanno perso la vita. La maggior parte dei migranti scappano da Siria, Iraq, Centrafrica e Sud Sudan, dove sono in corso le più gravi crisi umanitarie degli ultimi decenni. Il numero di rifugiati accolti dall'Italia rimane modesto, se comparato a quello di altri Paesi in Europa e nel mondo. In media, infatti, l'Italia accoglie 1 rifugiato ogni 1.000 persone, ben al di sotto della Svezia (più di 11 rifugiati ogni 1.000) e della Francia (3,5 ogni 1.000). In Medio Oriente, il Libano, al confine con la Siria, accoglie circa 1,2 milioni di rifugiati, un quarto della popolazione. Romina Gobbo

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