Rito romano
Luigino Bruni

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) 12 SETTEMBRE 2021

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Una domanda oggi rivolta anche a noi

 

Gesù [...] per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». Marco 8,27-35

 

 

Questo dialogo che Marco ci trasmette mette in luce il grande tema dell’ identità del Gesù storico. Non fu facile per i contemporanei di Gesù, né per i suoi discepoli, capire chi fosse Gesù. I paradigmi che avevano dalla tradizione e dal presente suggerivano alcune risposte: un profeta, Elia risuscitato secondo la profezia di Malachia, che aveva annunciato il ritorno di Elia per preparare l’ ultima fase messianica d’ Israele. Infatti la figura di Gesù non era facile da collocare dentro questi paradigmi. Aveva tratti di ognuno di questi modelli, ma era anche qualcosa di completamente nuovo. Aveva certamente i tratti dei profeti dell’ Antico Testamento, somigliava a Elia, e i Vangeli hanno scritto molti episodi della vita di Gesù sullo spartito della vita di Elia.

Lui stesso si identifica nella misteriosa figura del Figlio dell’ uomo, del profeta Daniele e dell’ apocalittica giudaica del tempo. La morte e la resurrezione è stato il momento cruciale per capire chi fosse Gesù, ma la Chiesa ha impiegato molti secoli per cercare di capirlo veramente, e continua ancora a farlo. Ogni generazione di cristiani ha dato il suo contributo a questo processo di comprensione e di scoperta, che non terminerà mai, se non alla fine dei tempi, guidato dallo Spirito che porta alla «verità tutta intera», anche su Gesù.

Gesù è eccedente nei confronti di qualsiasi tentativo di definirlo, di ogni dogma, di ogni teologia; perché ogni persona lo è, tanto più il Figlio dell’ uomo. Ogni eresia è nata, ieri e oggi, quando qualcuno ha voluto far rientrare il mistero di Gesù Cristo all’ interno della propria teoria.

Importante è il rapporto con il Battista, che compare in molti capitoli di Marco e in tutti i Vangeli. Ciò che è certo è che il rapporto con la figura di Giovanni Battista è essenziale per comprendere la nascita del cristianesimo. Secondo il Vangelo di Giovanni (diversamente dai Vangeli sinottici), non solo Gesù frequentò il movimento del Battista, ma alcuni dei primi apostoli erano discepoli di Giovanni (tra questi Pietro, Andrea e l’ anonimo «discepolo che egli amava»: Gv 1,40-42). Segnali, questi, che il dialogo-polemica tra i due movimenti durò ben oltre la morte dei fondatori.

 

IL BATTESIMO

Sempre dal Vangelo di Giovanni sappiamo che Gesù e i suoi discepoli battezzavano in Giudea (3,22). L’ attività di battezzatore di Gesù è un dato molto scomodo per i Vangeli, tanto che sono incerti a riguardo; è probabile che Gesù continuasse a battezzare per tutta la vita, dato che gli apostoli continuarono a farlo anche dopo.

Dalla domanda che Gesù rivolge ai suoi discepoli – «la gente chi dice che io sia?» – emerge anche un elemento nuovo. Lo stesso Gesù impiegò tutta la sua vita per comprendere la sua identità, che restò in parte velata anche a lui. Sta anche in questa “ignoranza” il suo essere vero uomo, che scopre la propria natura crescendo in età, sapienza e grazia. Gesù continua a crescere con la storia umana e della Chiesa. E ogni giorno ci ripete: «E voi, chi dite che io sia?», e noi dobbiamo cercare di rispondere.



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