Rito romano
don Fabio Rosini

XVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) - 24 luglio 2016

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LA PREGHIERA, DIALOGO D’ AMORE CON IL PADRE

[Gesù] disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi inatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”».

Luca 11,1-13


La liturgia della Parola di questa domenica ci introduce nell’ esperienza della preghiera. Cos’ è la preghiera? Come pregare? I discepoli di Gesù – come ogni buon ebreo – sanno già pregare, recitando le preghiere della tradizione. La loro domanda – «Signore, insegnaci a pregare » – va quindi molto al di là del problema delle formule da utilizzare nella preghiera. I discepoli, in realtà, chiedono di poter vivere anche loro la stessa “qualità” del rapporto che Gesù vive con il Padre, chiedono di essere aiutati a superare il loro modo di pregare, che essi percepiscono come sterile e del tutto diverso da quello di Gesù.
La risposta a questa legittima esigenza dei discepoli – che dev’ essere anche la nostra – è iniziata già domenica scorsa, attraverso ciò che è accaduto nella casa di Betania. Quella pagina del Vangelo, infatti, ci ha insegnato che l’ attività di Marta si giustifica solo se è conseguenza della contemplazione di Maria; il credente è chiamato ad avere le mani di Marta e il cuore di Maria. Pregare, dunque, è ospitare il Signore e le sue logiche nella nostra vita e , a nostra volta, lasciarci ospitare dal Signore e dalle sue logiche. Oggi, invece, ci vengono presentate due concrete esperienze di preghiera. La prima è quella di Abramo, autentico uomo di preghiera, che vive il suo rapporto di confidenza filiale con il Padre.

ABRAMO, CERCATORE DI SPERANZA. Egli, infatti, a un Dio che vuole “scendere a vedere” se Sodoma e Gomorra hanno proprio fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a lui, presenta l’ altra faccia della città, una faccia sconosciuta, quella di chi non si è lasciato trascinare dal male. Che figura straordinaria quella di Abramo! La città è salva perché ci sono dei giusti, anche se pochi. Ma soprattutto perché c’ è Abramo, uomo di preghiera, che non assume il ruolo di accusatore implacabile, non parla “contro”, ma intercede “a favore”. Egli non denuncia i misfatti, ma annuncia la possibilità di qualcosa di nuovo. Abramo, uomo di preghiera, è un instancabile “cercatore” di segni di speranza da presentare al Signore perché li valorizzi.
Il Vangelo ci parla della preghiera di Gesù, che scandisce i momenti più importanti della sua vita. Alla domanda dei discepoli – «Signore, insegnaci a pregare» – Gesù non dà una definizione astratta della preghiera, né insegna un metodo infallibile per pregare e “ottenere”, quasi una tecnica efficace per strappare favori a un Dio sordo! Egli invece invita i suoi a fare esperienza di preghiera, mettendoli direttamente in comunicazione con il Padre, suscitando in essi una profonda nostalgia per una relazione profonda e personale con lui. Sta qui la novità della preghiera cristiana! Essa è dialogo tra persone che si amano, un dialogo basato sulla fiducia, sostenuto dall’ ascolto e aperto all’ impegno solidale.



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