Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

Uno spiacevole disturbo mi impedisce di amare

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Buongiorno don Antonio, sono anziano e da sempre convivo con un disturbo della personalità (mai sottoposto ad analisi) che non mi ha ostacolato nella vita professionale, ma mi ha impedito di amare. Un’ esistenza moralmente disordinata, ma anche una visione religiosa della stessa che mi ha accompagnato con continui sensi di colpa; il più profondo dei quali è appunto l’ incapacità di provare sentimenti sia lieti che dolorosi.

Faccio molta beneficenza, aiuto chi me lo chiede e sono presente nella vita, anche dolorosa, di amici e parenti. Prego molto curando la concentrazione e le parole per tenere a bada una mente che vola verso inutili e antiche direzioni. Nelle mie preghiere chiedo al Signore che mi liberi da tanti inutili fantasmi e mi faccia provare l’ amore – di cui sento la mancanza – verso la vita e il prossimo.

Perciò mi cruccio molto quando mi capita di leggere la Prima lettera di san Paolo ai Corinzi in cui dichiara, tra l’ altro, che fare del bene è come non farlo se non c’ è amore. Perché, mi chiedo? Non mi chiedo perché faccio del bene ma lo faccio anche senza amore e chi lo riceve mi ringrazia, è contento anche del poco. Non c’ è autocompiacimento in quello che faccio in silenzio e segretezza, ma le parole di san Paolo mi addolorano molto. Come posso capire oggi quale sarà la misericordia di Dio quando dovrò lasciare questa terra? Potrò essere perdonato per non aver amato e aver distratto per i miei vizi i tanti talenti di cui Lui mi aveva dotato alla nascita?

MATTEO

Caro Matteo, quando una persona è incapace di provare sentimenti di qualsiasi tipo è chiamata anaffettiva. Un trattamento psicoterapeutico è utile per far fronte a questo problema, anche se spesso è un evento significativo a risolverlo, qualcosa che dia una scossa alla propria vita. Per quanto ti riguarda, questo non sembra essere mai avvenuto. Forse perché la vita moralmente disordinata che dici di aver condotto te lo ha impedito.

Quando uno pensa prima di tutto a se stesso e al proprio piacere o tornaconto è difficile aprirsi agli altri e all’ amore, addirittura provare sentimenti e affetti. Lo sottolineo a beneficio di tutti i lettori. Nella tua vita, però, caro Matteo, qualcosa è cambiato e sta cambiando. Non solo preghi e fai molta beneficenza, ma c’ è in te il desiderio di provare amore, di essere liberato dai sensi di colpa. Non sono sentimenti questi? Non scrivi di provare dolore nel leggere le parole di san Paolo e di temere il giudizio di Dio? Si tratta allora di capire che cos’ è l’ amore.

Quando san Paolo ne parla nel capitolo 13 della Prima lettera ai Corinzi non si riferisce tanto al nostro amore e allo sforzo che facciamo per viverlo, ma all’ amore di Dio. Alla fine del capitolo 12 chiede ai Corinzi di “desiderare intensamente” i carismi più grandi e indica loro la via dell’ amore: l’ amore che viene da Dio, che tu desideri e di cui sei già stato ricolmato grazie al dono dello Spirito, al sacrificio della propria vita da parte di Cristo.

In Galati 2,20 san Paolo scrive: «Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me». L’ amore prima di essere un sentimento è il dono che Dio ci ha fatto di se stesso, del suo perdono, della sua misericordia. È un dono da accogliere con gratitudine e riconoscenza. Il nostro amore , piccolo, imperfetto, magari addirittura anaffettivo, non è che la risposta a questo dono. San Pietro nella sua seconda lettera scrive che l’ amore copre una moltitudine di peccati. Ecco come Kierkegaard (1813-1855) interpreta questo brano: «Signore Gesù Cristo, […] quando il peccatore torna a te, si nasconde in te, è nascosto in te, allora egli è eternamente difeso, perché il tuo Amore nasconde una moltitudine di peccati».



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