GMG 2016
Don Marco Sanavio

«Ma quella di Susanna, che non c'è più, era vera sete di vita»

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«Guarda un po’ tu, uno va pregare il Signore a 1500 chilometri da casa e gli poi capitano queste cose, Dio è ingiusto…Chi fa del male se la cava sempre, invece a questa giovane che faceva tanto del bene guarda cosa è capitato!» È uno dei commenti che ho ascoltato al Pronto soccorso, mescolato ai genitori dei ragazzi che hanno partecipato alla Giornata mondiale dei giovani e hanno deciso di somministrare ai figli la profilassi antibiotica contro la meningite. L’ improvvisa morte di Susanna Rufi a Vienna li ha scossi, probabilmente hanno subito pensato che avrebbe potuto capitare anche ai loro figli e, se sono da un lato sembrano sollevati nel saperli sani e affidati alle cure dei medici, dall’ altro si rivelano delusi e addolorati per quanto accaduto.

Quando un figlio parte, anche solo per andare a scuola al mattino, si può sempre mettere in conto una certa dose di rischio. È il prezzo della libertà o, meglio ancora, è il costo che la vita chiede a ciascuno di noi in ogni istante, abitato dal rischio del male, della malattia, dell’ incidente improvviso. Li ho visti da vicino, nei giorni scorsi, i giovani della Gmg. Ne ho visti migliaia affrontare rischi apparentemente banali ma potenzialmente molto dannosi con la serenità e la consapevolezza di chi sta vivendo un’ esperienza piena, abitata anche dalla possibilità che entri il male che fin dal giardino di Eden è compagno di viaggio di ciascuno. Dall’ 89, anno in cui ho vissuto la prima Gmg, ad oggi mi sono sempre meravigliato di come una così grande moltitudine di persone riesca ad uscire incolume da situazioni che hanno un margine di rischio non banale. Eppure tutto riesce a funzionare al meglio grazie alla capacità dei singoli di reagire in maniera positiva.

Susanna e i suoi genitori, che avevano ben due figlie presenti all'evento, ne erano consapevoli, come ciascun genitore accetta il rischio della vulnerabilità a partire da qualche istante subito dopo il parto. Una figlia ha voluto, ha scelto di ampliare la sua ricerca, la sete di vita, l’ orizzonte di senso, la ricerca di di Dio attraverso questa esperienza e proprio in questo percorso ha raggiunto la vita piena promessa nel Vangelo che non sarebbe stata tale se avessero bloccato la sua libertà.

Le parole, per quanto mi riguarda, è bene che si fermino qui, sulla soglia del dolore della famiglia di Susanna e della sua comunità a cui rendono più tributo il silenzio rispettoso e un abbraccio a distanza che tanti vocaboli accostati per lenire la sofferenza. A quei genitori nella sala d’ aspetto del Pronto soccorso mi sono permesso di suggerire un percorso di fiducia nei confronti dei figli, nella certezza che non è ingabbiandoli in spazi angusti che limiteranno i possibili danni. Il rischio è una componente consapevole che renderà adulti i loro figli.



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