Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

«Sono una nonna, vivo una vita vuota»

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Sono una nonna, da poco settantenne, e voglio esporre il mio disagio nel vivere una vita “vuota”, senza stimoli e senza una visione positiva del futuro. Da quando sono in pensione ho fatto del volontariato, ho accudito i miei due nipoti oltre al marito e mi sono sempre sentita realizzata, felice. Ora il volontariato è fermo, i miei nipoti sono cresciuti e stanno a casa loro, e io mi alzo al mattino con la sensazione di essere vuota, inutile. Cerco di pregare ma sento Gesù e sua madre Maria lontani, non presenti nella mia vita. Mi vergogno un po’ per questo mio malessere che, raffrontato alle situazioni gravi, non è nulla di serio, ma questo stato di inutilità mi fa star male.

LETTERA FIRMATA

Cara amica, non sei la prima a provare questa sensazione, che qualcuno ha chiamato “male di vivere”, come il poeta Montale. Ci si sente vuoti, inutili. Ancor più in questo tempo di pandemia in cui è diventato difficile svolgere attività di volontariato o accudire i propri cari. È difficile anche “sentire” qualcosa nella preghiera. Cosa fare? Non ho ricette speciali. Mi viene in mente mia nonna, che passava ore con un libretto di preghiere consumato dall’ uso. Da qui partirei per riscoprire qualche altro bel testo, oltre alla stessa Bibbia, iniziando dal Nuovo Testamento. Ci sono poi tanti interessi da coltivare, per riempire di bellezza e di senso le giornate: la musica, la letteratura, l’ arte. Senza trascurare i lavori manuali, nell’ orto o in giardino se è possibile, o la cucina, la maglia… Certo, coltivare interessi culturali o pratici va fatto fin da giovani. Oggi, poi, sono facili i contatti con gli altri via cellulare o social. Una cosa mi preme dirti: la tua vita, la vita di tutti noi, non è mai inutile; il nostro stesso respiro, e il desiderio di bene, è una lode al Creatore.



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