Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

«Troppo giovane per la pensione, troppo vecchia per la tecnologia. Ma per la scuola mi sono messa in gioco»

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Sono anche io un’ insegnante di scuola primaria da quasi 30 anni, troppo giovane per andare in pensione, troppo vecchia per essere disinvolta nell’ uso dei mezzi tecnologici. Vorrei esprimere la mia solidarietà e vicinanza alla collega che ha scritto la bellissima lettera pubblicata sul n. 31, che condivido su tutta la linea. Anche io, come lei quest’ anno mi sono messa in gioco, cercando di imparare a usare mezzi e tecnologie che non mi sono familiari, mettendoci molto impegno e notevole sforzo e credo davvero di aver fatto del mio meglio. Alla fine mi sono accorta di non aver accontentato quasi nessuno. Ieri sono andata a scuola a svuotare armadi che dovranno essere spostati per ottimizzare gli spazi e i pochi collaboratori scolastici non possono fare questo lavoro da soli. Ho capito che, nonostante gli sforzi della dirigenza scolastica e degli addetti alla sicurezza, le condizioni con cui riprenderemo le lezioni a settembre non sono affatto sicure. Ora alla frustrazione di un anno di lavoro faticoso e poco riconosciuto a livello sociale si aggiunge anche la paura del contagio. Ma non mi lamento, c’ è chi sta peggio di me. E alla collega vorrei dire: i bambini capiscono più degli adulti quando qualcuno vuole loro bene, credici! E anche se non ci conosciamo continuiamo a impegnarci per una scuola migliore, nonostante tutto! Buon anno scolastico 2020-2021!

ELENA MANTOVANELLI - Cuneo

Le scrivo per esprimere la mia solidarietà e vicinanza all’ insegnante della lettera pubblicata sul numero 31. Sono un’ insegnante di scuola primaria anche io. Abbiamo fatto un’ enorme fatica, dalla mattina alla sera no spesso al dopocena, tra pc, telefonate (anche ad alunni che diversamente non riuscivamo a contattare), chat, videochiamate, video conferenze, video lezioni. Una professione completamente stravolta, inedita, su terreni mai battuti e sperimentati, con la sensazione spesso di non essere capiti e di rendere vano il nostro lavoro, viste anche le rimostranze di qualche genitore. Alla ne, però, dopo qualche tempo di riposo e di distaccamento dalla maledetta/benedetta tecnologia, e anche dopo scambi nalmente in presenza con vari genitori, credo di poter dire che la nostra fatica non è stata vana e che anche noi possiamo credere di aver dato il nostro contributo alla stabilità del Paese, alla “salute emotiva, psicologica, educativa”, dei suoi cittadini più giovani e delle loro famiglie. La scuola ancora una volta, nonostante i suoi atavici e strutturali limiti, è rimasta un baluardo nel Paese. Dai, cara collega, non ci abbattiamo, ringraziamo il Signore di averci accompagnato in questa impresa più grande di noi e anche nostri alunni che ci vogliono bene, e siamo pronti per ripartire a settembre con tutta la forza e l’ entusiasmo che sarà necessario, sperando di non dover riproporre la Dad (didattica a distanza) perché... il bis non lo reggo!

ANGELA

Due messaggi di solidarietà che evidenziano la generosità, la dedizione, la disponibilità di tanti insegnanti. Al di là delle lamentele di qualche genitore, penso che la fatica e l’ impegno siano stati compresi da molti e soprattutto dai ragazzi. Il buono che è stato seminato darà il suo frutto a tempo debito. La situazione era del tutto imprevedibile e dovrebbe aiutare tutti a riflettere su un uso più ampio e attento della tecnologia anche in futuro. Alla scuola e ai problemi didattici e di sicurezza in vista della prossima riapertura dedicheremo un’ inchiesta in uno dei prossimi numeri. Perché l’ educazione scolastica non può essere un tema secondario per il nostro Paese, ne va del suo stesso futuro.



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