Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

Si sposa in chiesa, ma è agnostica

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Caro padre, quando una parente mi ha comunicato che sposerà in chiesa l’ uomo con cui convive da una decina d’ anni, non ho potuto reprimere un moto di ironico stupore. La futura sposa si è sempre dichiarata agnostica, indifferente alla religione, come la stragrande maggioranza delle persone. Ha replicato che lei e il compagno hanno deciso così per non dare un ulteriore dispiacere ai rispettivi genitori. Sono anziani, ancora legati a queste cose e già vedevano di malocchio la scelta di convivere. Speriamo che adesso ci guardino in un’ ottica di santità e non come peccatori, ha concluso non senza sarcasmo. Mi chiedo che valore abbia davanti a Dio un’ unione del genere ancorché benedetta da un prete che, pur conoscendo benissimo la situazione, ha chiuso entrambi gli occhi davanti a una lauta offerta.

SALVATORE RUSSO

È difficile comprendere le reali intenzioni delle persone, che talvolta non corrispondono alle parole che dicono. Alla fine ognuno è responsabile delle proprie scelte. E solo Dio conosce quello che c’ è nel cuore, nella coscienza di ciascuno. Già san Giovanni Paolo II, nella Familiaris consortio, segnalava come talvolta «motivi di carattere più sociale che non autenticamente religioso spingono i fidanzati a chiedere di sposarsi in chiesa». E non si meravigliava di questo, poiché il matrimonio «è per sua stessa natura un fatto anche sociale». Ricordava, però, che i fidanzati «in forza del loro battesimo, sono realmente già inseriti nell’ Alleanza sponsale di Cristo, con la Chiesa». Inoltre, «per la loro retta intenzione, hanno accolto il progetto di Dio sul matrimonio e, quindi, almeno implicitamente, acconsentono a ciò che la Chiesa intende fare quando celebra il matrimonio». Non c’ è dunque motivo da parte dei pastori di riutare il matrimonio in chiesa per il solo fatto che nella richiesta entrino motivi di carattere sociale. Anche perché «i sacramenti con le parole e gli elementi rituali nutrono ed irrobustiscono la fede: quella fede verso cui i fidanzati già sono incamminati in forza della rettitudine della loro intenzione, che la grazia di Cristo non manca certo di favorire e di sostenere ». Solo quando, conclude Wojtyla, «nonostante ogni tentativo fatto, i nubendi mostrano di rifiutare in modo esplicito e formale ciò che la Chiesa intende compiere quando si celebra il matrimonio dei battezzati, il pastore d’ anime non può ammetterli alla celebrazione » (cfr n. 68). In tal caso, il matrimonio rischierebbe di essere nullo. Auguro ogni bene ai prossimi sposi: il loro amore li tenga sempre uniti; basta solo un po’ di fede, tanto quanto un granello di senape, perché la grazia di Cristo li sostenga nel cammino insieme.



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