Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

Se un religioso anziano viene spostato

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Ringraziando la rivista per l’ articolo dedicato nel numero 25 al mio omonimo zio, Carlo Scotti, caduto nella Prima guerra mondiale, vorrei ora porre una domanda a lei e ai lettori. Durante il mio mandato come sindaco, alla ne degli anni ’ 90, ho avuto modo di conoscere una gura di autentico francescano, padre Guglielmo. Dopo aver ricoperto cariche di guardiano e superiore provinciale e aver viaggiato in mezzo mondo, è divenuto ben presto una istituzione nella nostra città. Oggi padre Guglielmo ha 97 anni ma, nonostante i problemi di vista, è ancora in grado di concelebrare Messa, predicare, dettare articoli che rivelano un’ intelligenza vivace e una memoria di ferro. È un punto di riferimento fondamentale per la nostra gente, che lo ama molto, va a salutarlo dopo Messa e a chiedergli consigli. Con mia grande sorpresa, dopo tanti anni i superiori hanno deciso di mandarlo lontano, in una struttura “protetta”, togliendolo alle sue abitudini, al suo ambiente, nel quale sa tuttora muoversi, alle sue conoscenze, alla sua chiesa dove partecipa ogni giorno alla liturgia! Non diversamente dalle famiglie dove star vicino all’ anziano pesa troppo a chi ha da fare cose “più importanti”. C’ è da rimanere sbigottiti pensando alla chiara e netta condanna per la politica dello “scarto” pronunciata da papa Francesco. Sappiamo cosa comporta a quell’ età lo spostamento in un ambiente sconosciuto e lontano dagli affetti. Nelle condizioni di un quasi centenario, ipovedente, l’ ambiente è parte dell’ essere, è la vita. Deluso e anche allarmato, chiedo: è un comportamento compatibile con il Vangelo?

CARLO SCOTTI

La persona anziana dovrebbe poter rimanere il più possibile in famiglia. Questo vale anche per le comunità religiose, benché il voto di obbedienza chieda sempre alle persone la massima disponibilità, anche a trasferirsi. Nella congregazione a cui appartengo cerchiamo di lasciare sempre i confratelli anziani nelle comunità in cui si trovano, spostandoli in una delle due grandi infermerie che abbiamo solo quando non sono più autosufficienti. Infermerie che, peraltro, non sono isolate, ma all’ interno delle comunità; soltanto ci sono tutti i servizi necessari a chi è infermo. Non conosco i motivi che hanno spinto i superiori a spostare padre Guglielmo. Forse, al di là delle apparenze, non era più in grado di badare a sé stesso e aveva bisogno di un aiuto specifico che nella comunità in cui si trovava nessuno poteva garantirgli. In questi casi, tuttavia, è bene informare i fedeli per non creare incomprensioni. Comunque sia, penso che padre Guglielmo sarà contento se qualcuno della città in cui ha vissuto per molti anni andrà a trovarlo.



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