Se a Betlemme brucia il monastero

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Nel corso del fine settimana, a Betlemme, è stato dato alle fiamme il convento maronita di San Charbel, situato nella zona di Wadi Maali, un'area abitata soprattutto da musulmani. Come si sa, Betlemme è l'unica città della Palestina dove la presenza cristiana è notevole anche nelle persone, e non solo nei monumenti. Vera Baboun, la sindachessa della città, è cristiana, oltre a essere la prima donna sindaco nella storia certo non brevissima del luogo.

Anche per queste considerazioni l'incendio doloso del convento è una bruttissima notizia. Come per l'attacco, con successivo incendio, della Tomba del Patriarca Giuseppe a Nablus, non molti giorni fa, è la dimostrazione che l'islamismo radicale e Hamas cercano con ogni mezzo di mettersi alla testa della protesta palestinese in Cisgiordania e di giocarla tanto in chiave anti-israeliana quanto in funzione anti-Fatah e anti-Abu Mazen, per mettere a frutto l'insoddisfazione generale nei confronti della gestione dell'Autorità Palestinese.

E che ci fosse anche l'Autorità nel mirino è dimostrato dal fatto che il Governo di Abu Mazen aveva stanziato 100 mila dollari per il restauro del monastero, in questo periodo vuoto propprio perché oggetto di lavori.

Tutto questo non diminuisce la preoccupazione dei cristiani perché come sempre, in queste situazioni, le minoranze etniche o religiose sono il bersaglio preferito di tutti gli estremismi. E il Governo di Abu Mazen non pare avere né l'autorevolezza politica né l'energia poliziesca per intervenire in modo adeguato sul fenomeno.



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