Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

«Sacerdoti, troppi spostamenti! Come affezionarsi?»

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Caro padre, gli spostamenti dei religiosi (dai preti alle suore), ora continui, quando ero ragazzo (anni ’ 40-’ 60) accadevano solo in caso di deviazione. Il sistema attuale non è migliorativo: il sacerdote, quando possibile, era del paese e vi restava una vita; si rischiava una specie di adorazione, ma vi era una relazione “sicura”, stabilizzata nel tempo. Con questo sistema ci vuole tempo (anni) prima di capirsi.

MARIO GROSSO

I religiosi e le religiose hanno regole proprie che prevedono che un superiore duri tre anni rinnovabili per altri tre (almeno è così nella mia congregazione). Perché si tratta di un servizio e non di un “potere” dato una volta per sempre. E anche perché il ricambio favorisce spesso il rinnovamento e infonde nuove energie. Per i parroci il discorso è un po’ diverso, ma rimane il valore di fondo di un cambiamento che permette di superare una possibile staticità e dona linfa di idee e iniziative. D’ altra parte, 9 anni offrono un tempo congruo per conoscersi e aiutarsi reciprocamente nella vita cristiana. È vero che per il Codice di Diritto canonico «è necessario che il parroco goda di stabilità, perciò venga nominato a tempo indeterminato » (can. 522).

Il can. 1748, però, parla di trasferimento di un parroco se lo richiede «il bene delle anime oppure la necessità o l’ utilità della Chiesa». In breve, ci sono pro e contro sia in una lunga permanenza sia in una più breve (ma con una durata congrua). È il vescovo che deve individuare per primo il maggior bene dei fedeli. Concludo citando un intervento dell’ arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini rivolto ai nuovi parroci: «Il vostro compito è celebrare l’ Eucaristia, annunciare il Vangelo, tenere unita la Comunità. Nel rispetto delle regole, vi chiedo di delegare trovando collaboratori... che possano lavorare con spirito ecclesiale. La parrocchia non cambia perché cambia il parroco, siamo una sola Chiesa di Dio. Dobbiamo essere trasparenti per poter condividere le responsabilità. Scaricate pure sul vescovo le scelte impopolari. Intendete questo vostro trasferimento come un momento di grazia».



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