Votantonio
Francesco Anfossi

Qualunque cosa accada, Draghi ha salvato l'euro (e forse l'Europa)

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Se noi italiani fossimo un popolo riconoscente, dovremmo incoronare con foglie d’ alloro Mario Draghi al suo ritorno a Roma come si faceva con i consoli romani reduci dalle guerre, su una quadriga che solca una folla festante, tra sventolio di bandiere bianche, rosse e verdi e blu stellate, e magari anche sorvolo della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori. E invece tornerà nella Capitale col suo solito passo felpato, nell'indifferenza generale. Su che cosa farà ha risposto di chiederlo a suo moglie. Spiritoso. Il politico europeo più importante degli ultimi otto anni è stato probabilmente lui. Super Mario è l'italiano che il mondo ci invidia. Competente, europeo, imparziale, acuto e inappuntabile nelle decisioni prese, all'occorrenza più coriaceo di un tedesco. Senza di lui - e soprattutto senza l'euro - saremmo finiti come in Argentina, che è sull'orlo del baratro in preda all'inflazione galoppante oppure come l'Inghilterra, la cui Brexit sta costando ai sudditi di Sua Maestà 500 milioni di sterline a settimana, come spiega il Guardian.

Ma per il governatore della Bce Draghi l'euro è stato qualcosa di più di una moneta. È stata l'incarnazione stessa del progetto politico a lungo termine di unità europea nato in risposta alle guerre che avevano devastato il Vecchio Continente per iniziativa di Schuman, Adenauer e De Gasperi. Una vera e propria forza tranquilla, e per questo più incisiva e potente. Lo si è visto quando ha impugnato il bazooka e ha immesso liquidità per 60 miliardi al mese allo scopo di rivitalizzare l'area euro, evitare lo spettro della deflazione (che significa la paralisi dei consumi e della produzione) e facilitare gli investimenti. I tedeschi, con le loro politiche restrittive, non erano per nulla d'accordo. Rimarrà nella storia quel "whatever it takes", qualunque cosa accada, faremo tutto il necessario per difendere l'euro, pronunciato a Londra nel 2012 quando la tempesta monetaria e le speculazioni erano al loro Zenith. "Non è stata solo un'indicazione del momento per rispondere alla crisi" ha detto l'allora governatore della Bank of England Mervyn King, "È stato l'obiettivo prioritario di tutto il suo mandato".

Una frase degna di Churchill, ma che ha messo in mostra tutta l'ostinaziome dell'istituzione finanziaria europea che ha sede nel grattacielo che fronteggia quello della Bundesbank. La sua politica monetaria ultra espansiva ha portato ad acquistare titoli (e quindi a immettere nel sistema bancario ed economico) 2.600 miliardi di euro. Una cifra monstre. Il 17% del Pil dell'Unione europea. E ancora la Bce non ha finito. "Mario Draghi è insostituibile" ha detto il francese Pierre Moscovici, commissario europeo agli Affari esteri, "è infatti non verrà sostituito, avrà solo un successore". La nuova governatrice Christine Lagarde continuerà la politica monetaria del suo predecessore. Almeno per ora.



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