Votantonio
Francesco Anfossi

Politica da cani

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Nel variegato bestiario della politica italiana, per citare Giampaolo Pansa, ci sono anche assessori alla Cultura che abbandonano quattro cuccioli in una scatola di cartone davanti alla villa di una nota animalista come si abbandonavano i neonati nella ruota degli esposti, sperando che se ne prenda cura, altrimenti, chi lo sa, qualcuno provvederà, o forse no, forse moriranno come topi nello scatolone. Il protagonista della vicenda è l’ assessore alla Cultura di Caltagirone, tale Vito Dicara, il quale però è stato “sgamato” e denunciato dai carabinieri attraverso le telecamere di sorveglianza della zona dopo che la nota animalista in questione li aveva chiamati per denunciare il fatto. Dicara, accusato di maltrattamento di animali, si è dimesso e ha chiesto scusa pubblicamente, accampando non precisati problemi di smarrimento e di confusione esistenziale. Insomma: ha fatto una sciocchezza, per usare un eufemismo.

La cosa ha fatto giustamente scalpore perché la sensibilità degli italiani nei confronti degli animali è cresciuta parecchio. Io stesso, da quando in casa mia è entrato un cucciolo di Cavalier King, ho potuto constatare quanta gioia possa portare in famiglia un animale. Non siamo più negli anni Cinquanta, dove i cani erano bestie da legare alla catena, si calcola che nel nostro Paese ci sia un animale da compagnia ogni due abitanti, cani, gatti, uccelli, pappagalli, criceti, tartarughe, scimmiette e via dicendo. Per verificare l’ aumento esponenziale del fenomeno basta vedere i banconi dei supermercati, che si sono allargati a dismisura per provvedere ai bisogni degli “italian pets”. Il primo ad accorgersene (al solito quando si tratta di marketing politico) è stato Silvio Berlusconi, che infatti si è fatto fotografare in lungo e in largo con il suo barboncino Dudù. Successivamente il fenomeno ha preso una piega più strutturale. Prima di Pasqua si è fatto riprendere in atteggiamento tenero con degli agnellini suscitando l’ ironia di molti. Ma intanto attraverso questo quadretto pastoral-bucolico è stato garantito il lancio di “Forza Animali”, come è stato definito il partito animalista collegato a Forza Italia fondato da Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ ambiente e della Commissione bicamerale per la tutela dell’ infanzia (sperando che la deputata abbia sempre ben chiara la differenza tra i due ambiti). C’ è da scommettere che la nuova creatura politica animalista ("caro elettore, qua la zampa") mieterà grande successo alle prossime elezioni politiche, anche se il programma è piuttosto, come dire, circoscritto alla “weltanschauung” ferina (più parchi canini, più detrazioni per le spese veterinarie e forse, chissà, più croccantini e meno zecche per tutti) e in Italia c'è anche qualche altro problemuccio da risolvere, tipo disoccupazione, tasse, povertà, ripresa economica, integrazione, scuola, giustizia, sovraffollamento delle carceri, cose così insomma.

Tornando al nostro Vito Dicara, il mio parere è che andrebbe perdonato, visto che si è dimesso e si è pentito pubblicamente (anche se dopo che lo avevano preso con le mani nello scatolone) ma fossi in lui gli consiglierei una cospicua donazione alla Lega nazionale per la difesa del cane o, meglio, uno stage estivo di volontariato in un canile, dove c’ è sempre bisogno di qualcuno a portata di zampa. Dimenticavo, la storia ha avuto un lieto fine: la signora nota animalista ha adottato tutti e quattro i cuccioli.



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