Rito romano
Luigino Bruni

Natale del Signore - 25 dicembre 2020

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La grande alleanza tra carne e parola

 

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni 1,1-18

 

 

Per intuirlo dovremmo essere amici della Bibbia, concittadini dei suoi molti abitanti. La Bibbia è umanesimo della parola. Oggi ne resta una traccia forte nella liturgia e nei sacramenti cristiani, quando la realtà delle cose cambia dicendo parole.

Nella Bibbia Dio – YHWH – era Parola, era “una voce”. «Dio nessuno lo ha visto», ma alcuni lo hanno ascoltato, hanno sentito la sua voce. L’ hanno ascoltata i patriarchi, Mosè, i profeti. E ce l’ hanno raccontata. Un giorno quella voce antica e meravigliosa divenne un bambino. Sta qui il Natale: credere che in quel bambino c’ è l’ Adam, Abele, Noè e Abramo e le loro Alleanze, Giacobbe, i suoi ‹gli e Rachele, Mosè e la Legge di parole, Davide, Tamar, e poi tutti i profeti, i “virgolettati di Dio”, fi‹no a Giovanni. E con loro ci sono anche Caino, Agar e Ismaele, i fratelli di Giuseppe, Saul, Uria l’ Ittita, Gezabele.

Gesù è vero uomo, oltre che vero Dio, perché quella Parola-Verbo-Logos diventato carne è parola di Dio detta con parole umane, con tutte le parole umane. La fede ci dice che Gesù non ha conosciuto il peccato, ma i Vangeli ci dicono che ha conosciuto i limiti e le emozioni degli uomini, come noi. Ha sofferto la sete, ha pianto, si è commosso, si è indignato, ha provato i sentimenti dell’ amicizia, ha gridato l’ abbandono. Gesù ci può salvare tutti perché nella sua carne c’ è tutta la Parola.

 

UNA NOVITÀ DECISIVA

Per secoli tutte le Messe terminavano con la recita del Prologo del Vangelo di Giovanni. Il testo forse più teologico di tutti i Vangeli, che però ha accompagnato la pietà popolare quotidiana del popolo cristiano. Perché se facciamo fatica a capire il mistero della Santissima Trinità e dell’ Incarnazione, tutti possiamo capire, in quanto uomini e donne, che la parola è diventata carne. Perché la parola è carne, è sangue e ossa. Solo la “parola” degli idoli è vanitas, vento e fumo. La parola dei viventi è corpo, e la parola del Dio dei viventi incide la carne, ci trasforma e trasforma la storia.

La parola diventata carne ci dice che cosa è il corpo nel cristianesimo. Ha un valore e una dignità in‹finiti. Ogni corpo, sano e malato, giovane e vecchio, ha in sé un pezzo di Trinità, è fatto anche di cielo. Tutta la Bibbia ha una grande stima della nostra carne. Il primo segno dell’ alleanza tra Dio e Abramo è la circoncisione della carne. I profeti, tutti, parlano con tutto il loro corpo, dicono «oracolo del Signore» non solo con la bocca, ma con tutta la loro carne.

In quella notte santa e unica la Parola divenne carne perché, in qualche modo vero, lo era già. E continuò a esserlo ‹no alla ‹ne, inchiodata su una croce, risorta con le stigmate della passione. E il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua tenda in mezzo a noi. Buon Natale.



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