Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

«Mio nonno morto per una frattura, solo e senza abbracci»

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Caro direttore, una delle tante difficoltà da accettare in questo periodo è la distanza. Noi uomini siamo fatti di vicinanza, contatto e strette di mano, piccoli gesti entrati nella nostra quotidianità. Un abbraccio e la semplice vicinanza possono fare ancora di più per chi soffre, ed è quello che è venuto meno a molte persone in questo periodo, costrette a morire sole, non circondate dall’ affetto dei propri cari. È la situazione che mio nonno ha dovuto subire, in seguito a un travagliato ricovero causato da una semplice caduta.

Una frattura curabile, che si poteva risolvere in breve tempo, ma che gli è costata la vita. Comprendo le numerose difficoltà che i medici, gli infermieri e l’ organizzazione sanitaria tutta sta affrontando, ma oltre al Covid-19, purtroppo, ci sono molte altre malattie e pazienti che abbisognano di altrettante cure. Sarebbe basta la vicinanza di un solo familiare, una semplice carezza, una piccola parola sussurrata all’ orecchio per effondere coraggio, supporto e consolazione. Ma nulla, per i medici questo sembra un mero capriccio dei parenti, bisogna rispettare un regolamento dove si vieta in tutti i modi la presenza di anche un solo familiare accanto al paziente. Se la presenza di questo supporto non fosse mancata, probabilmente potrei ancora abbracciarlo, forse non si sarebbe lasciato andare… o forse sì. Come si può andare avanti con il rimorso? Il perdono per quello che è accaduto non arriverà mai. Ad maiora semper, nonno!

DOMENICO M.

Man mano la situazione si va normalizzando. Da qualche giorno sono possibili le visite nelle Rsa, rispettando comunque le regole e i protocolli previsti. Purtroppo la pandemia ha costretto a essere severi nel non permettere le visite, per evitare contagi e morti, e a mettere talvolta in secondo piano altre patologie. Penso che, in generale, gli operatori sanitari hanno dato il massimo per mettere in contatto i malati e gli anziani con i propri cari, usando anche la tecnologia. Non è colpa di medici e infermieri se non ci si è potuti abbracciare, se non si è potuta dare una carezza. Un buon numero di loro, peraltro, si è ammalato e ha addirittura perso la vita. Tuo nonno poteva essere ancora in vita se avessi potuto incontrarlo, caro Domenico? Non lo sappiamo. Tuttavia non c’ è motivo di provare rimorso per ciò che è avvenuto senza colpa. La nostra fede ci assicura che i nostri cari ora riposano in Dio. Ci perdonano ogni eventuale mancanza, perché ora ci possono comprendere  no in fondo.



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