Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

«Ma i bambini possono essere santi?»

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Gentile don Rizzolo, la recentissima beatificazione di Carlo Acutis ha risvegliato in me una perplessità, che spero non appaia irriverente. Riguarda il fatto che bambini e adolescenti sono generalmente da considerare innocenti perché non pienamente consapevoli del bene e del male, ma forse, per lo stesso motivo, non santi da canonizzare, perché non hanno fatto in tempo a conoscere la durezza della vita. So che la Chiesa e specialmente gli ultimi Papi, almeno da Pio XII (san Domenico Savio, santa Maria Goretti), è di diverso avviso e certamente avrà le sue buone ragioni. La sarei grato se potesse chiarirmele.

LUIGI

Non è una domanda irriverente e la stessa Chiesa si è sempre interrogata in proposito: a partire da quale età una persona può vivere le virtù in grado eroico e quindi essere candidata alla canonizzazione? Un problema simile si dibatteva al tempo di Pio X a proposito della Comunione ai bambini. Papa Sarto decise di anticipare l’ età ai 7 anni, quando si considerava ci fosse già il cosiddetto uso della ragione. Un criterio che viene usato anche dalla Congregazione per le cause dei santi. Lo stesso san Pio X, presentando il suo decreto Quam singulari, aveva esclamato: «Dio avrà i suoi santi anche tra i bambini».

Ovviamente, prima di procedere nel processo canonico, si accerta sempre che ci siano le condizioni previste. Già nel 1937, nel processo di beatificazione di Anna de Guigné, morta a undici anni e oggi venerabile, Pio XI chiese che oltre ai voti dei consultori ci fossero quelli di un teologo psicologo e di un pedagogista.

Uno dei casi più eclatanti è quello di Antonietta Meo, detta Nennolina, morta a 6 anni e mezzo nel 1937. Benedetto XVI l’ ha dichiarata venerabile nel 2007. Lei la durezza della vita l’ ha conosciuta: colpita da osteosarcoma, le fu amputata una gamba e passò da un ospedale all’ altro morendo tra atroci dolori. Eppure ha lasciato un diario e un centinaio di letterine a Gesù, a Maria e a Dio Padre che mostrano una vita di vera unione mistica.

In generale, leggere le biografie dei santi bambini è sempre istruttivo oltre che commovente. Penso a due tra i più recenti, il veggente di Fatima Francisco Marto, morto a 10 anni e 10 mesi, e la sorellina Giacinta, che aveva meno di 10 anni. L’ eroicità della loro fede è del tutto evidente, specialmente perché vissuta restando dei bambini, con la paura del buio e la voglia di giocare che hanno tutti i piccoli, senza trasformarsi in piccoli adulti.

Lo stesso vale per il beato Carlo Acutis, morto a 15 anni, per tanti versi un ragazzo come tanti, che amava la vita, lo sport, navigava in Internet. Eppure c’ era in lui qualcosa di particolare, una capacità di voler bene a tutti e un amore profondo per Gesù e per la Vergine Maria.

Come ha detto il cardinale Agostino Vallini nell’ omelia per la beatificazione, Carlo «ha testimoniato che la fede non ci allontana dalla vita, ma ci immerge più profondamente in essa, indicandoci la strada concreta per vivere la gioia del Vangelo».



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