La morte in diretta

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Gerusalemme
Dal nostro inviato


 Ieri pomeriggio ho fatto un altro giro per la Città Vecchia e poco dopo le tre ho attraversato la Porta di Damasco. Sull'uno e sull'altro lato della Porta ho chiesto ai poliziotti israeliani il permesso di fotografarli, permesso che mi è stato concesso con un sorriso. Le foto sono quelle che vedete qui. Alle quattro, proprio lì, 
Basel Sider, 19 anni, di Hebron (Cisgiordania), incensurato, è stato ammazzato dai poliziotti. La versione ufficiale dei fatti è cambiata più volte, per assestarsi su questa: Sider aveva l'aria sospetta, è stato avvicinato da un poliziotto per un controllo e lui gli si è scagliato contro con un coltello. 

E' difficile accettare l'idea che un uomo solo, pure armato di coltello, non potesse essere fermato altrimenti da così tanti poliziotti armati di pistole e fucili. Ed è ancora quasi incredibile, almeno per me, anche se non è la prima volta che mi capita, pensare che le stesse persone con cui mi sono fermato a fare foto e quattro chiacchiere, possano poi aver estratto quelle pistole per far fuori un'altra persona. A meno che, nel frattempo, non fosse cambiato il turno.

Poco più in là, sempre ieri pomeriggio, un ragazzino palestinese di 16 anni, Ishak Badran di Gerusalemme, ha assalito una coppia di ebrei, ferendoli leggermente con il coltello. E' stato ucciso con 15 colpi d'arma da fuoco. Doveva essere un bel ragazzo, Ishak. Difficile però dirlo vedendo le immagini che la televisione palestinese Al Quds (Gerusalemme) ha trasmesso per tutta la sera: il ragazzo steso a terra in un lago di sangue, le gambe piegate in modo impossibile, il respiro sempre più affannoso, la morte in diretta.

I palestinesi (e non solo loro) accusano gli israeliani di eseguire una serie di condanne a morte extragiudiziali, in pratica di assassinare la gente per strada. Soprattutto se fosse vero ciò che dicono, cioè che in alcuni casi i morti non erano affatto assalitori ma persone innocenti, indicate come terroristi da israeliani spaventati e giustiziate sul posto.

Sono alcune delle tante verità che non sapremo mai. Certo il clima è questo, tra rabbini che incitano a non lasciare vivo alcun terrorista e politici, primo fra tutti il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat, che invitano i cittadini ad andare in giro armati. Prima non stupiva troppo, adesso è normale incontrare persone qualunque che vanno a fare la spesa con il mitra o la pistola al fianco. 

Ho chiesto a Miky Rosenfeld, portavoce della polizia di Gerusalemme, se questa diffusione esponenziale delle armi da fuoco non preoccupi le autorità. Mi ha risposto: "Tutti i cittadini che girano armati hanno avuto, a suo tempo, un addestramento professionale nelle Forze armate, quindi sanno bene che cosa fare e come comportarsi. D'altra parte, l'autodifesa dei cittadini agevola una pronta risposta agli atti di terrorismo: qualche giorno fa, un israeliano è stato pugnalato alla schiena ma ha estratto la pistola e ha sparato tre volte al terrorista".

Questo è il clima. Altre macerie umane che si accumulano sulle poche, residue speranze di pacificazione.



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