Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

Il Rosario guidato dal cardinale Comastri

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Reverendo e caro don Rizzolo, grazie anzitutto per il nostro bel giornale. Mio marito e io desideriamo far giungere attraverso di lei il nostro grazie al cardinale Angelo Comastri per il dono del Rosario pregato da lui nelle sere di maggio. È una vera gioia pregare guidati da una persona che pare già veda il Cielo. Vorremmo che continuasse ancora a pregare alle ore 20 come ha fatto nel periodo della pandemia. Nel Rosario da Pompei una suora ha modificato la preghiera dell’ Ave Maria e a noi pare del tutto arbitrario.

FRANCA E BEPPE

Carissimi Franca e Beppe, grazie per la vostra lettera. Il cardinale Comastri apprezza molto le vostre parole. Il Rosario da lui guidato nelle sere di maggio ha aiutato tante persone a riscoprire questa preghiera e, nello stesso tempo, accompagnati dalle parole intense e piene di dolcezza del cardinale, tanti di noi hanno potuto assaporare un assaggio di paradiso. Non so quale modifica abbia introdotto nell’ Ave Maria la suora che citate, ma approfitto dell’ occasione per proporre un paio di riflessioni sul Rosario. I Papi hanno sempre raccomandato questo pio esercizio, che Pio XII definì «compendio di tutto quanto il Vangelo». È infatti una preghiera di forte impronta biblica, soprattutto considerando i “misteri” della vita di Cristo, la preghiera del Pater e la prima parte dell’ Ave Maria, che riprende il testo del Vangelo. San Giovanni Paolo II ha dedicato al Rosario, nel 2002, la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae; ma già Paolo VI più volte vi ha fatto riferimento in diversi testi dedicati alla Madonna, in particolare l’ esortazione apostolica Marialis cultus del 1974. In questi due documenti, che invito tutti a rileggere e meditare, potrebbe trovarsi la risposta alla vostra domanda.

Entrambi i Papi, spiegando come recitare l’ Ave Maria, lodano l’ uso presente in alcune regioni di aggiungere una “clausola”. Di che cosa si tratta? Di dare rilievo, all’ interno dell’ Ave, al nome di Cristo aggiungendo una frase che espliciti il mistero che si sta meditando. È una pratica lodevole, specialmente nella recita pubblica, scrive papa Wojtyla, che «esprime con forza la fede cristologica, applicata ai diversi momenti della vita del Redentore». E così continua: «È professione di fede e, al tempo stesso, aiuto a tener desta la meditazione, consentendo di vivere la funzione assimilante, insita nella ripetizione dell’ Ave Maria, rispetto al mistero di Cristo. Ripetere il nome di Gesù – l’ unico nome nel quale ci è dato di sperare salvezza (cfr At 4, 12) – intrecciato con quello della Madre Santissima, e quasi lasciando che sia Lei stessa a suggerirlo a noi, costituisce un cammino di assimilazione, che mira a farci entrare sempre più profondamente nella vita di Cristo» (Rosarium 33). Ecco qualche esempio: dopo la frase «Benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù», si può aggiungere una clausola specifica: «Figlio di Dio e della Vergine, nato in una grotta di Betlemme; presentato dalla madre al tempio; giovinetto pieno di zelo per le cose del Padre suo; Redentore agonizzante nell’ orto; flagellato e coronato di spine; carico della croce e morente sul Calvario; risorto da morte e asceso alla gloria del Padre» (cfr Marialis cultus 46).



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