Il regno di Dio è come il lievito nella farina

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Il segno del pane è centrale nell’ Eucaristia: essa è esaltata in modo particolare nella solennità del Corpo e Sangue di Cristo che è collegata a questa settimana. Si tratta di un segno quotidiano e costante nella storia dell’ umanità, tant’ è vero che talora ne affiorano tracce persino durante gli scavi archeologici. Il poeta francese Paul Claudel nel suo dramma più famoso, L’ annunzio a Maria (1912), faceva dichiarare a uno dei suoi personaggi: «Interroga la vecchia terra e ti risponderà sempre con il pane e con il vino», i segni che Gesù sceglie per la sua presenza nella trama dei giorni e degli anni dell’ umanità.

Abbiamo voluto, allora, ricorrere a un passo del Vangelo di Luca che accompagna la liturgia di quest’ anno. In quel testo il simbolo del pane s’ intreccia con una delle varie figure femminili che ormai da tempo facciamo sfilare davanti al lettore. Questa volta di scena è una casalinga anonima che Cristo assume come protagonista di una mini-parabola, evocata anche da Matteo (13,33): «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata» (Luca 13,20-21).

L’ immagine è semplice e si basa su due elementi radicalmente differenti a livello quantitativo. Da un lato c’ è il lievito che viene usato in porzioni minime, data la sua potenza fermentatrice. D’ altro lato, la donna ha approntato una notevole massa di farina: si tratta di tre “staia”, in greco sáton, una “misura” dei cereali variamente computata nelle diverse culture (l’ ebraico se’ a si aggirava attorno ai 12 litri). Il contrasto sarebbe, quindi, tra due entità molto eterogenee e Gesù si basa proprio su questa opposizione per illustrare il cuore del suo messaggio riguardante il “regno di Dio”.

Ora, questa espressione, nota già all’ Antico Testamento (si pensi ai Salmi del Signore re, come il 47, il 93, i 96- 99), attingeva alla società del tempo e sostanzialmente era da intendere in chiave dinamica, attiva. Rimandava, perciò, non solo a un “regno”, ma soprattutto a una “regalità”, cioè a un progetto divino, a un piano di salvezza dell’ umanità, alla volontà del Signore di realizzare in collaborazione con gli uomini e le donne una storia di pace, giustizia, amore. Purtroppo, però, nelle vicende umane si assiste spesso a una scelta antitetica.

Eppure Cristo invita il discepolo a non disperare: il regno di Dio sembra simile a quel pizzico di lievito, a una minoranza marginale. Ma la sua potenza è tale che lentamente riuscirà a fecondare la massa delle opere umane, rappresentate da quelle tre misure colme di farina che la casalinga sta impastando. È ciò che, poco prima, Gesù aveva descritto attraverso il simbolo del microscopico granello di senape che cresce in un giardino fino a diventare un albero maestoso sul quale gli uccelli pongono i loro nidi (13,18-19). Suggestiva, comunque, è l’ attenzione che Cristo ha riservato al lavoro di quella donna, forse pensando a quando da bambino guardava sua mamma Maria alle prese con la preparazione del pane quotidiano



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