Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

«Il Coronavirus non ha fermato gli attacchi a papa Francesco»

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Caro direttore, facendo riferimento ai movimenti antibergogliani attivi anche in epoca di Coronavirus, noto che spesso non si vuole approfondire tale argomento per non dare spazio a realtà definite “sparute minoranze”. Non sono d’ accordo per vari motivi. Prima di tutto, tali gruppi sono ascoltati in ampi settori della società e della Chiesa, visto che moltissimi cattolici in Italia, in Europa e negli Stati Uniti votano forze sovraniste. In secondo luogo, i gruppi politici antibergogliani usano la religione come arma politica. È dovere del credente operare per la credibilità della sua fede e per il futuro della Chiesa (e dell’ umanità). Il card. Hollerich, presidente delle conferenze episcopali europee, ritiene che i nuovi populismi, alleati a un “cristianesimo autoreferenziale” (di cui Steve Bannon e Alexander Dugin sono “i sacerdoti”), rischiano di «creare dinamiche che alla fine divoreranno il cristianesimo stesso», cioè il principio dell’ amore di Dio e del prossimo (La civiltà cattolica q. 4052, 20 aprile 2019). Le forze più consistenti contro il Papa, poi, non sono tanto quelle restaurazioniste o “ultratradizionaliste” ma quelle “moderne”, “progressiste”. Sono le potenze del denaro di matrice statunitense (e russa), centri turbocapitalisti o suprematisti iperliberisti e populisti, che vedono nel Papa il grande nemico. In sostanza ciò che disturba del Papa è la lotta al “paradigma tecnocratico della modernità” e alla distruzione del Creato; è l’ amore per la vita sempre e ovunque; è la difesa della dignità umana; è l’ impegno costante contro l’ ingiustizia, la povertà, il riarmo e le guerre. La posta in gioco è globale. Penso sia grave sottovalutare una galassia frammentata sì, ma convergente verso un solo obiettivo: bloccare il Papa e, in prospettiva, operare perché non venga eletto un Francesco II. È bene rendersi conto che i movimenti anti-Francesco non sono schegge di un tradizionalismo nostalgico né espressioni di folklore ideologico o realtà transitorie. Sono pezzi del grande gioco politico mondiale che usa molti strumenti, comprese le religioni, contro la giustizia, la pace, la libertà e l’ universalismo cristiano dei diritti. Infine, la nuova stagione ecclesiale ha bisogno di un’ opinione pubblica ecclesiale informata. Occorre aiutare il Papa, che vedo molto preoccupato. Mi sembra ferito. Anche chi dissente su alcuni punti del suo magistero non può esimersi dall’ esprimere in vari modi il suo robusto affetto. Uno scatto di umana solidarietà. Un moto di operativa corresponsabilità.

SERGIO PARONETTO Centro studi Pax Christi Italia

Grazie per questa riflessione, che condivido. I movimenti contro papa Francesco non sono da sottovalutare, ma ho l’ impressione che prenderli troppo di punta faccia il loro gioco, che è spingere verso lo scontro, la rissa, la confusione. Per i propri interessi. È bene invece informare correttamente e in modo pacato. E ancor più esprimere il nostro affetto verso papa Francesco. Come fa la nostra lettrice di Mantova Luigina Grandelli Canova, che mi ha mandato questa lettera aperta: «Caro papa Francesco, siamo in tanti credenti e non credenti a ringraziarla per entrare nelle nostre case. Il suo buongiorno al mattino ci dà forza e speranza. Ci inonda di umiltà e ci coinvolge: la sua parola arriva ai nostri cuori e li spoglia del superfluo. Ci immergiamo nella bellezza dell’ amore gratuito, nella gioia di donare e respiriamo l’ aria della serenità. Le sofferenze diventano più sopportabili e le restrizioni più accettabili. «Guardiamo a Lei, al suo messaggio e non ci sentiamo soli. Riflettiamo sulla nostra vita, ci chiediamo come possiamo migliorarla, cosa dobbiamo scartare e troviamo la soluzione: spogliarci dal desiderio di onnipotenza. Facciamo nostro un suo suggerimento: “Non perdete la speranza”. Lei è il Vangelo che cammina e che ci abbraccia. Nella società delle tenebre è luce, nella società della tristezza è gioia, nella società del male è perdono, nella società della povertà è carità. Le sue parole sono gocce di rugiada che generano desideri di rinascita».



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