Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

Giovani laureati precari e sottopagati

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Egregio direttore, le scrivo questa lettera per raccontare di un esercito silenzioso di cui non parla nessuno, non è in cima ai pensieri dei politici, e ne parla poco anche la Chiesa: i nostri figli, che dopo anni di studi, lauree con voti eccellenti, si ritrovano a passare da un tirocinio a un altro, a volte sotto i privati, a volte sotto lo stesso Stato, pagati pochissimo. Spero che questa mia giunga a qualche canale che noi, poveri genitori di figli che dopo anni di studi hanno solo lavori precari e sottopagati, non siamo in grado di raggiungere. In tutti questi anni non ho mai sentito palare abbastanza dei nostri giovani che ormai cercano sbocchi solo all’ estero dopo anni di studi sostenuti con grandi sacrifici delle famiglie. Non è una forma di sfruttamento passare da un tirocinio a un altro? Laureati con il massimo dei voti vengono “assunti” a 400 euro al mese. Che vergogna! Ma non solo dai privati, anche nei tribunali.

LETTERA FIRMATA

Su Famiglia Cristiana più volte abbiamo affrontato il tema del lavoro, o meglio la sua mancanza o precarietà, specialmente per i giovani. C’ è un esercito che ogni anno emigra all’ estero in cerca di sistemazione. Qualcuno ha parlato di fuga di cervelli. Impropriamente, perché non si tratta di fuga, ma di sopravvivenza. La classe politica sembra impotente di fronte a questo fenomeno. O forse addirittura indifferente, impegnata troppo spesso in lotte di potere e in contese elettorali. Ci sono poi i tantissimi laureati che vengono sfruttati in ogni modo, con stipendi da fame (quando ci sono). Mi unisco quindi all’ appello della mamma che mi ha scritto questa lettera. Sottolineo solo due elementi su cui riflettere. Il primo è l’ eccessiva propensione di molti giovani ad accettare qualsiasi forma di sfruttamento, a lavorare pure gratis, con l’ illusione di entrare in futuro a pieno titolo nel mercato. Il secondo è il raccordo tra scuola e mondo del lavoro: è paradossale pensare che ci sono migliaia di posti vacanti perché non le imprese non trovano personale qualificato.



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