Fermare la guerra per fermare i profughi

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Negli ultimi giorni, di fronte all'inoppugnabile fatto che tantissimi dei profughi e migranti che arrivano in Europa, soprattutto attraverso la rotta dei Balcani, sono siriani e afghani, giornalisti e  intellettuali hanno cominciato a scrivere che bisogna fermare la guerra in Siria. Cochi e Renato avrebbero commentato: bravo, sette più!

Intendiamoci: nel Paese dei piazzisti alla Salvini, capire e far (forse) capire che c'è un nesso tra guerre e flussi migratori è già un passo avanti, rispetto all'ordinario razzismo seminato negli ultimi tempi. Però, dire adesso che bisogna fermare la guerra in Siria, dopo quattro anni di massacro intestino e 220 mila morti (dei quali circa 70 mila civili), è un po' da Alice nel Paese delle meraviglie.

E lo è, soprattutto, di fronte a una realtà internazionale tanto chiara quanto insuperabile. Vogliamo davvero fermare la guerra in Siria? Bene. Allora bisogna fare qualcosa "contro" gli Stati Uniti (che hanno finanziato e addestrato almeno 10 mila guerriglieri, come ormai ammesso anche da autorevoli centri studi americani), "contro" l'Arabia Saudita (responsabile con gli Usa della nascita dell'Isis), "contro" la Turchia (che ha aiutato l'Isis quasi in ogni modo fino all'altroieri); bisognerebbe al contrario dare una mano all'Iran (che in Iraq combatte concretamente l'Isis, ma è ancora considerato uno "Stato canaglia"), ai curdi (idem per quanto riguarda l'Iraq, ma pochissimi voglio aiutarli per paura che loro chiedano poi la nascita di un vero Kurdistan indipendente) e alla fin fine anche ad Assad, personaggio orribile ma alla fin fine appoggiato da tanti siriani che, resistendo con le armi, hanno impedito all'Isis di essere anche più forte e potente.

E' realistico che succeda anche solo una minima parte di tutto questo? Che l'Europa sia in grado di rovesciare questa politica? No. Quindi la Ue almeno si tenga i profughi senza lamentarsi tanto. E a proposito di profughi: ora nessuno lo ricorda, ma a suo tempo la Siria di Assad (23 milioni di abitanti) accolse mezzo milione di profughi dell'Iraq, cristiani compresi. Quelli che scappavano dalle conseguenze dell'invasione del 2003, altra meravigliosa iniziativa nostra al cui fallimento abbiamo voltato le spalle.

  



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