Rito ambrosiano
don Marco Bove

Domenica 3 novembre - II dopo la Dedicazione del Duomo di Milano

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Lettura del Vangelo secondo Matteo (22,1-14)

In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’ abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’ abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

 

Dalla Parola alla vita

Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio». L’ inizio della parabola di questa domenica, ci mette davanti a una immagine molto bella, abbastanza presente nella Scrittura, per descrivere ciò che il Signore ha preparato per noi, ciò che ci attende al compimento della nostra vita. Non si tratta però né del nulla cosmico, né di un mondo di ombre e di nebbie, si tratta piuttosto di una festa, una festa di nozze che, nella tradizione mediorientale, non si esauriva in un solo giorno ma era destinata a protrarsi nel tempo.

A questa festa sono tutti invitati, proprio tutti; il profeta Isaia lo ricorda con la visione futura riguardo al monte Sion: «Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati». Ma la promessa va ben oltre, indicando una condizione davvero impensabile: «Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto». Dunque una festa che significa gioia, pienezza, superamento di ogni sofferenza, cioè qualcosa che tutti noi desideriamo e spesso sogniamo, soprattutto nei momenti difficili della nostra vita. Si tratta di un sogno, di una speranza impossibile, una condizione solo per pochi? Isaia lo ribadisce in modo chiaro: si sta parlando di tutti i popoli, sui quali il Signore agirà perché siano in una condizione di bene. Leggiamo: «Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni».

Ma si tratta anche di un invito, cioè di una situazione nella quale ciascuno è chiamato a rispondere, a giocare la propria libertà. Questo spiega perché la parabola evangelica ci descrive anche la strana reazione degli invitati, che dapprima non vogliono venire perché ciascuno si preoccupa dei propri affari, poi addirittura i servi mandati a portare l’ invito vengono insultati e uccisi. Dunque è un invito rivolto a tutti, che non tutti raccolgono, per questo il re manda nuovamente i suoi servi a chiamare altri invitati: «Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali». Qualche commentatore ci suggerisce di leggere questa parte della parabola in modo allegorico, cioè si tratta di ciò che è realmente accaduto al popolo eletto: la festa destinata a loro viene aperta a tutti a motivo del loro rifiuto.

Buoni e cattivi sono invitati, non sarà la loro condizione a tenerli fuori dal banchetto, ma un altro elemento, cioè l’ abito nuziale. Anche su questo particolare ci sono diverse interpretazioni, ma possiamo dire che si tratta dell’ abito della fede, come la fede di Abramo di cui ci parla la Lettera ai Romani. Su questo aspetto forse ci sentiamo un po’ perplessi: possibile che Dio chiami anche i cattivi alla festa? Se però ci pensiamo bene, il Vangelo ci ricorda che uno solo è buono, Dio, dunque se non fossero invitati anche quelli che noi consideriamo cattivi, la sala rimarrebbe vuota, perché tra i cattivi ci siamo sicuramente anche tutti noi.

Commento di don Marco Bove



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