Rito ambrosiano
don Marco Bove

Domenica 27 ottobre - I dopo la Dedicazione del Duomo di Milano

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Lettura del Vangelo secondo Matteo (28,16-20)

In quel tempo. Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che il Signore Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 

 

Dalla Parola alla vita

Il mese di ottobre ha una particolare intonazione missionaria, ma quest’ anno in particolare papa Francesco ha indetto un mese missionario straordinario dal titolo: «Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo». Nel rito ambrosiano l’ ultima domenica di ottobre, con il sottotitolo “Il mandato missionario”, raccoglie questa sottolineatura e attraverso i testi biblici ci invita a ritrovare la nostra identità di annunciatori del Vangelo, radicata nel nostro Battesimo.

Nel brano evangelico ritroviamo il mandato missionario del Signore risorto agli undici e idealmente a tutti i discepoli che dopo di loro avrebbero accolto l’ annuncio della salvezza. In particolare Matteo sottolinea la dimensione universale del mandato: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Dunque fin da subito la Chiesa delle origini ha potuto ricomprendere la propria identità alla luce dell’ annuncio, cioè la comunità dei discepoli del Signore non ha altro compito se non quello di essere missionaria, non di sopravvivere a se stessa. La Chiesa o è missionaria, oppure non è la Chiesa voluta dal Signore. Su questa dimensione di apertura universale, papa Francesco è ritornato più volte a esortare le comunità cristiane a non ripiegarsi su se stesse, richiamando tutti a essere “Chiesa in uscita”, aperta alla missione.

Il testo degli Atti degli Apostoli ci racconta l’ inizio della missione della Chiesa, di cui furono principali protagonisti Saulo e Barnaba; si tratta del primo viaggio apostolico nato non tanto da una buona idea di qualcuno degli Apostoli, ma da una vera e propria chiamata: «Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: “Riservate per me Saulo e Barnaba per l’ opera alla quale li ho chiamati”». Dunque oggi come allora è ancora lo Spirito del Signore che chiama ancora tutti noi alla missione, e qualcuno in particolare a mettersi in viaggio per portare l’ annuncio del Vangelo là dove ancora non è risuonato.

Anche san Paolo nella lettera ai Romani ricorda come il suo lungo impegno di annunciatore è venuto solo della grazia che Dio gli ha concesso: «Vi ho scritto con un po’ di audacia, come per ricordarvi quello che già sapete, a motivo della grazia che mi è stata data da Dio per essere ministro di Cristo Gesù tra le genti». Dunque anche san Paolo è consapevole che il ministero di annunciatore del Vangelo è un compito che non si è dato da sé ma è venuto direttamente dall’ alto.

Anche per noi, Chiesa di oggi, il Signore fa risuonare lo stesso invito: «Andate dunque…» con una promessa ricca di speranza e capace di infondere una grande fiducia: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Donaci Signore di accogliere il tuo invito a essere per questo nostro tempo i missionari della vita quotidiana, annunciando il tuo Vangelo di salvezza nei mondi che ogni giorno attraversiamo, incontrando i fratelli e le sorelle che li abitano insieme con noi.

Commento di don Marco Bove



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