Rito ambrosiano
Padre Giulio Michelini

Domenica 25 luglio 2021 - IX Domenica dopo Pentecoste

Pubblicità

l Secondo libro di Samuele descrive l’ arrivo dell’ arca a Gerusalemme: si tratta di una scena splendida, alla quale si ispirerà, secoli dopo, l’ evangelista Luca per narrare dell’ incontro tra Maria – arca della nuova alleanza – e la parente Elisabetta (Luca 1,39­45).

Davide, appena consacrato re d’ Israele, riesce a portare nella nuova capitale del suo regno quello che era il simbolo dell’ alleanza con Dio, che conteneva in un’ urna d’ oro (come dirà poi la Lettera agli Ebrei, 9,4) le tavole della Legge, la manna del deserto, e il bastone di Mosè. Si trattava, però, di una collocazione provvisoria: subito dopo la nostra pagina si legge che Davide aveva intenzione di costruire un tempio al Signore, ma ciò non avverrà: non solo perché sarà Dio a dare a Davide una “casa”, ma anche perché le mani di Davide, che pure ama Dio, sono sporche di sangue. Il “peccato di Davide” con Betsabea, che porterà all’ omicidio del suo sposo Uria, ha un prezzo. Sarà il fi’glio di Davide, Salomone, a edi’ficare il tempio che custodirà l’ arca (e di questo racconterà la lettura di domenica prossima). Così impariamo che se il Dio di Israele – a causa della debolezza di un re – deve attendere per avere un tempio degno del suo nome, questo progetto comunque si realizza, anche se con ritardo, perché il desiderio di bene di Dio non si interrompe, e «ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (Prima lettera ai Corinzi, 1,25).

Quante volte, anche nella nostra vita, i progetti del Signore per noi vengono dilazionati, la volontà di Dio sembra bloccata per sempre da qualche ostacolo, ma poi invece Dio la compie. Lo stesso principio si trova nel Vangelo. Gesù ha compiuto i segni fondamentali della sua missione: ha liberato dal male e dalle malattie, perdonato i peccati, riportato in vita i morti, ha anche sfamato le folle. Ora, però, annuncia che, andando a Gerusalemme, vi incontrerà la morte, ma poi risorgerà: il Messia sa che la sua missione sempre più verrà messa alla prova. Di fronte a queste sue parole, Pietro reagisce scompostamente, perché non vuole che a Gesù accada nulla di male: Gesù però sa che è una tentazione, e lo rimprovera chiamandolo Satana (Marco 8,33). Non lo manda via da sé: non vuole che si perda nessuno: la nuova traduzione Cei, con Gesù che dice a Pietro «Va’ dietro a me, Satana! » corregge quella precedente, nella quale il Signore allontanava il discepolo («Lungi da me, Satana!»).

Da qui riparte il Vangelo di questa domenica: convocata la folla, Gesù chiarisce cosa signi’fichi andare dietro a lui, esattamente come prima aveva chiesto a Pietro di fare. «Andare dietro», essere suoi discepoli, comporta alcune condizioni: rinnegare se stessi, accettare le proprie croci, perdere la vita a causa di Gesù, senza vergognarsi di lui. Ma tutto questo per una fi’nalità: salvare la propria vita. Anche noi, a volte, ragioniamo come Pietro, o poniamo ostacoli al suo disegno, perché non ne vediamo la fi’ne: ci è chiesto, proprio in questi momenti di tentazione, di ’darci ancora più di Dio.



Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo