Rito ambrosiano
Padre Giulio Michelini

Domenica 18 aprile 2021 - III Domenica di Pasqua

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Il lezionario di questa domenica propone ancora una volta la prima lettura dagli Atti degli apostoli, e il Vangelo dalla lezione di Giovanni. La pagina del Vangelo si trova all’ interno di quella parte dello scritto giovanneo che si può definire “Libro della gloria”, e che prende i capitoli 13€20; ancora più precisamente, si trova all’ interno di quello che è l’ ultimo discorso di Gesù, quello dell’ ultima Cena, che occupa i capitoli 13€17.

Questo discorso è anche composto, come si vede proprio dal brano odierno, da dialoghi. Gesù risponde a Tommaso e a Filippo; prima aveva parlato con Pietro, mentre poco più avanti interverrà anche Giuda (non l’ Iscariota). Si può chiamare questa parte della cena di Gesù – a partire dalla domanda di Pietro – quella “delle quattro domande”, e secondo alcuni esegeti potrebbe ricordare l’ antico rituale del Seder pasquale ebraico. Gesù spiega, con le sue risposte alle interrogazioni dei discepoli, dove sta andando, il fatto che è bene che se ne vada, e come avverrà il suo ritorno. È un testamento, un “discorso d’ addio” paragonabile a quello di Giacobbe che prima di morire benedice i figli (Genesi 49) o a quello di Mosè (l’ intero libro del Deuteronomio) che si congeda da Israele e lascia le consegne a Giosuè. La domanda di Tommaso, al versetto 5, è un artificio retorico per consentire a Gesù di chiarire la sua frase «del luogo dove io vado, conoscete la via». Si tratta di uno dei tanti fraintendimenti di cui è costellato il Quarto vangelo: Gesù parla di una via diversa, mentre Tommaso vorrebbe avere indicazioni precise. La via è la relazione con una persona: Gesù, dicendo «Io sono la via, la verità e la vita», spiega che i suoi discepoli sanno già dove andrà, e sanno anche la strada per raggiungerlo, quando tornerà a prenderli.

Si tratta di una delle formule di autorivelazione di Gesù (formule «Io–sono»: il pane di vita; la luce del mondo; la porta delle pecore; il buon pastore; la risurrezione e la vita), quella in cui Gesù dice di essere la strada per il Padre. Se nel Primo Testamento la via e la verità sono modi per esprimere la Legge, che Gesù non è venuto ad abrogare, qui dice di essere la strada sicura e definitiva per l’ incontro con Dio.

Subito dopo, la domanda di Filippo. È diŸfficile dire cosa potesse avere in mente, o l’ intenzione del testo. «Mostraci il Padre» è domanda simile a quella che i farisei avevano rivolto a Gesù alla Festa delle capanne («Dov’ è tuo padre?»; 8,19) e quindi, forse, Filippo cerca un segno. Ma il punto è che quello che Gesù ha detto più volte e i discepoli non hanno ancora capito è arduo da comprendere, perché è ciò che distingue la fede cristiana da quella ebraica. L’ affermazione «Chi ha visto me, ha visto il Padre» esprime il principio di incarnazione.

Gesù chiede ai suoi anzitutto di darsi di lui: è la fede il punto centrale, non tanto o soltanto il voler vedere o capire: Gesù invita i suoi a credere in lui, e per questo chiediamo anche noi a Dio di avere più fede.



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