Rito ambrosiano
don Marco Bove

Domenica 17 novembre – I di Avvento

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Lettura del Vangelo secondo Matteo (24,1-31)

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. Egli disse loro: «Non vedete tutte queste cose? In verità io vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta».

Al monte degli Ulivi poi, sedutosi, i discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: «Di’ a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo». Gesù rispose loro: «Badate che nessuno vi inganni! Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”, e trarranno molti in inganno. E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi: ma tutto questo è solo l’ inizio dei dolori. Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome.

Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’ iniquità, si raffredderà l’ amore di molti. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine.

[Quando dunque vedrete presente nel luogo santo l’ abominio della devastazione, di cui parlò il profeta Daniele – chi legge, comprenda –, allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti, chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere le cose di casa sua, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendere il suo mantello. In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano! Pregate che la vostra fuga non accada d’ inverno o di sabato. Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale non vi è mai stata dall’ inizio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati. Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui”, oppure: “È là”, non credeteci; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti. Ecco, io ve l’ ho predetto. Se dunque vi diranno: “Ecco, è nel deserto”, non andateci; “Ecco, è in casa”, non credeteci. Infatti, come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’ uomo. Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi.] Subito dopo la tribolazione di quei giorni, “il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte”.

Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’ uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’ uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’ altro dei cieli».

Dalla Parola alla vita

Inizia con questa domenica il tempo di Avvento ambrosiano, che per sei settimane ci accompagnerà fino alla celebrazione della nascita del Signore, a differenza del rito romano che inizierà tra due settimane. Ci ricordano gli esperti di liturgia che l’ Avvento «è il tempo che prepara la Chiesa a celebrare il Mistero della manifestazione nella carne del Verbo di Dio».

Il Signore Gesù si è manifestato a noi, ha vissuto su questa terra, ha condiviso con i suoi discepoli un’ avventura straordinaria, annunciando il regno di Dio, manifestando l’ amore di Dio prendendosi cura degli ultimi e dei sofferenti. In un certo senso tutto l’ anno liturgico, che oggi ricomincia, è orientato a questa memoria, cioè ci accompagna a ripercorrere tutto intero il cammino del Signore, perché tutta la sua vita è stata rivelazione del volto di Dio. Ma se da una parte questa prima manifestazione si è conclusa con la sua salita al cielo, il Signore si manifesterà alla fine della storia, cioè ritornerà ancora, come ci ricorda l’ evangelista Matteo: «Vedranno il Figlio dell’ uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria».

Le letture di oggi, usando il linguaggio tipico della letteratura apocalittica, descrivono la conclusione della storia come una catastrofe cosmica, che coinvolgerà tutta intera la creazione: «Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte». Ma insieme a questa descrizione sia l’ evangelista Matteo che san Paolo, intrecciano anche il ricordo e la profezia circa la distruzione della città di Gerusalemme, la profanazione del Tempio e l’ uccisione di molti dei suoi abitanti; si tratta in effetti di un evento storico, cioè l’ assedio e la distruzione della Città santa ad opera dell’ esercito romano, nell’ anno 70 dopo Cristo. In particolare il Vangelo mette in guardia da un possibile rischio, cioè essere ingannati da una serie di “avvistamenti” del Signore, quando qualcuno comincerà a dire: «“Ecco il Cristo è quì”, oppure “È là”, non credeteci; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e grandi miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti».

Noi dunque, come discepoli del Signore di questo tempo, siamo invitati a vivere l’ Avvento come occasione per prepararci all’ incontro con il Signore, un incontro che avverrà alla fine della nostra storia personale, ma che ogni giorno si anticipa nelle molte occasioni in cui il Signore ci viene incontro: nel nostro lavoro e nelle nostre relazioni quotidiane, nelle responsabilità e negli affetti. Stiamo attenti però, perché l’ inganno è possibile: il Signore non si fa riconoscere con effetti speciali o in modo terrificante, sarà invece nella semplicità, attraverso le occasioni della nostra vita cristiana e in tutte quelle della nostra vita quotidiana. Non aspettiamo dunque una catastrofe ma un incontro; le mille cose della nostra vita che prima o poi finiscono, ci ricordano che una sola è quella che rimane: la nostra fede e l’ amore che da essa è scaturito.

Commento di don Marco Bove



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