Rito ambrosiano
don Marco Bove

Domenica 1 dicembre - III di Avvento

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Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, 6 e beato colui che non si scandalizza di me». Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te. In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono.  La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, egli è quell'Elia che deve venire. Chi ha orecchi intenda.

In queste prime domeniche di Avvento ci sta accompagnando la presenza di Giovanni Battista, con la sua predicazione e l’ invito alla conversione. Ma Giovanni è anche un profeta scomodo, come tutti coloro che lo avevano preceduto e per questo viene gettato in carcere. Gesù di lui dice che è …più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.

C’ è però un aspetto che potrebbe sorprenderci, perché proprio Giovanni dal carcere manda alcuni dei suoi discepoli da Gesù con una strana domanda: Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro? Proprio colui che ne aveva annunciato la venuta è anche colui che, avendo sentito ciò che Gesù stava compiendo, è preso come da un dubbio, cioè non è sicuro che proprio lui sia il Messia tanto atteso. Molto probabilmente anche lui, come tutti noi, ci facciamo delle idee e coltiviamo delle aspettative su ciò che il Signore dovrebbe fare o dire, ma non sempre le cose vanno come ci aspettavamo.

Può capitare infatti di rimanere sorpresi, a volte addirittura delusi da ciò che ci accade, qualcosa che non avevamo messo in conto, come se il Signore ci avesse sopresi e spiazzati, come se non fosse stato all’ altezza delle nostre aspettative. È per questo che talvolta che ciò che capita ci confonde, non riusciamo cioè a riconoscere la presenza di Dio nella nostra vita, non riusciamo a capire dove e come il Signore sta operando nella nostra storia. Abbiamo le nostre attese, ci aspettiamo qualcosa, ma non è quello con cui ci troviamo a fare i conti.

La risposta di Gesù agli inviati di Giovanni in realtà è molto semplice: andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. Gesù in sostanza li invita non solo a guardare la realtà ma a riconoscere che quello che sta accadendo è proprio ciò che avevano preannunciato gli antichi profeti riguardo ai tempi messianici. La lettura di Isaia della liturgia di oggi ne è un chiaro esempio e si richiama proprio alle parole di Gesù: Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore “Coraggio, non temete!... Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. Si tratta dunque di guardare con gli occhi della fede, guardare alla luce della parola di Dio, guardare senza fermarsi alle apparenze.

Questo è il motivo per cui spesso guardiamo, ma non sappiamo vedere niente, desideriamo ma non riusciamo a scorgere ciò che si è realizzato, restiamo presi dalle nostre delusioni e dai nostri dubbi. Ecco allora il dono e il compito in questo tempo di Avvento: metterci in ascolto della parola del Signore per aprire gli occhi e imparare a vedere, allargare il cuore e riconoscere ciò che Dio realizza: non tanto le nostre attese ma le sue promesse !



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