Votantonio
Francesco Anfossi

Divisi a sinistra

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Dopo un’ interminabile stagione di confronti, convegni, congressi, talk show, happening, incontri, dichiarazioni, post su Facebook, tweet, appelli sui giornali, interviste, telefonate e quant’ altro (praticamente tutto ciò che è contemplato nei mauali di scienza della comunicazione), Mdp, la nuova Cosa di D’ Alema, Bersani e Pisapia, ha sancito la rottura del dialogo con il Pd di Renzi per un'intesa del Centrosinistra alle elezioni. "Non abbiamo dato una disponibilità a una trattativa in quanto le differenze sono su temi di fondo sulla vita delle persone. Mi riferisco in particolare al lavoro, alla sanità universale e al no a una compagna elettorale su meno tasse per tutti", ha sintetizzato Maria Cecilia Guerra, capogruppo Mdp, al termine dell'incontro con la delegazione Dem. 

Dice il dem (ocristiano) Piero Fassino che "c'è stato un confronto programmatico vero. Ma ci rispondono che non sussistono le condizioni politiche" per trattare. "Non posso che esprimere rammarico: non capisco perché ci si debba precludere il confronto ma come è noto i matrimoni per farli bisogna essere in due e prendiamo atto della indisponibilità. Continueremo con le altre forze con cui abbiamo interloquito". 

Dunque come previsto, Mdp e Pd non andranno mai uniti alle elezioni di marzo. Come sarebbe stato possibile? Volevano interpretare un processo hegeliano? Il cosiddetto Campo progressista, poi, è ormai un Campo di Agramante dove tutti stanno contro tutti e che riflette in pieno la crisi della sinistra in Europa. C'è poi un dato incontrovertibile: gli elettori di Mdp voteranno Mpd perché non sopportano Renzi e gli elettori del Pd voteranno Pd perché non sopportano D’ Alema. Si presenteranno separatamente per poi forse governare insieme. Forse è l’ avverbio più gettonato per capire la prossima campagna elettorale, perché gli italiani saranno uno dei pochi Paesi d’ Europa a non sapere chi governerà la sera delle elezioni. E probabilmente nemmeno i giorni seguenti.



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