Votantonio
Francesco Anfossi

Di Maio e il polverone sulle pensioni dei parlamentari

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Sta girando con effetto virale un video del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio che grida allo scandalo e incita all'indignazione popolare per la mancata approvazione della proposta dei Cinque Stelle mirante ad abolire i (presunti) privilegi pensionistici dei parlamentari. Peccato che, come avevamo già ricordato nei due post precenti, quei privilegi siano già stati aboliti quasi completamente (poi spiegherò il quasi) dal primo gennaio 2012.

 



I nuovi requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia dei parlamentari con abile furbata mediatica vengono paragonati da Di Maio a dei vitalizi mascherati. I vitalizi, quelli veri, sono stati cancellati però con la riforma del 2012, piccolo particolare. Ma soprattutto si grida allo scandalo poiché con cinque anni di contributi si percepisce una pensione di vecchiaia a 65, a differenza dei comuni mortali che hanno bisogno di vent’ anni. Peccato che, come ci ha spiegato anche Giuliano Cazzola, cinque anni di contributi (con il sistema contributivo) sono il periodo minimo per ottenere una pensione di vecchiaia per chiunque italiano abbia iniziato a lavorare dal 1996 o sia iscritto alla gestione separata. I vent'anni valgono per chi usufruisce del sistema misto avendo cominciato a lavorare prima di quella data (verrà calcolata col retributivo e in seguito con il contributivo).

Dunque al sistema dei cinque anni appartengono a tutti gli effetti anche i parlamentari dell’ ultima legislatura, iniziata nel 2013. L'unica differenza è che con la legge Fornero i comuni mortali vanno in pensione a 67 anni, mentre deputati e senatori percepiscono l'assegno a 65. Nel video si irride anche ai tagli minimi dei veri privilegi pensionistici, quelli maturati dai parlamentari prima del 2012, previsti dalla proposta del Pd approvata dall'Ufficio di presidenza della Camera. Il contributo di solidarietà sarà del 10% per i vitalizi da 70mila a 80mila euro, del 20% da 80mila a 90mila euro, del 30% da 90mila a 100 mila euro e del 40% per quelli superiori ai 100mila euro annui. La proposta, è stato spiegato da fonti parlamentari, porterebbe a regime ad un risparmio di 2,5 milioni all’ anno per le casse della Camera.

Si può discutere che quei tagli (i “contributi di solidarietà” imposti ai privilegiati pre-2012) siano irrisori, siano "bruscolini" per chi ha un vitalizio di 80 mila euro all’ anno come Cirino Pomicino: peccato che nella proposta di Di Maio quei privilegi nemmeno si tocchino e ci si concentri sulle pensioni post 2012. Lo scopo, naturalmente, è quello di fare “ammuina” per arrivare alla scadenza anticipata della legislatura, come vogliono i Cinque Stelle, sollevando un bel polverone. E non è che in questo ci siano solo i grillini. Persino il segretario uscente del Pd Matteo Renzi ha paragonato le pensioni degli attuali parlamentari a dei vitalizi augurando la scadenza anticipata della legislatura. Il problema è che il sentimento dell’ antipolitica è così forte che oggi si può inventare qualsiasi “post-verità” (termine elegante per definire un fatto inesistente) e vederla circolare in Rete come una denuncia sacrosanta. E mi raccomando, fate girare! 



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