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Francesco Anfossi

D'Alema e il passo di lato che non verrà mai

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Giuliano Pisapia, il traghettatore della sinistra, chiede a D'Alema "un passo di lato". Mdp, la nuova formazione politica nata dopo la diaspora della sinistra del Pd, si trova infatti in un vicolo cieco. La questione, ridotta ai minimi termini, è questa: per responsabilità di Governo gli ex parlamentari Pd dovrebbero appoggiare la Manovra economica, magari in cambio di qualche ricamo di bandiera (abolizione dei superticket, qualche risorsa in più alla sanità, affievolimento del Jobs Act, cose così). Ma basta guardare la faccia del ministro Padoan per capire che Gentiloni non può concedere nemmeno una bandierina.

E' inoltre difficile spiegare agli elettori com'è che Bersani, D'Alema & C. hanno abbandonato la casa comune del Pd per poi allearsi con lo stesso Pd. Tanto valeva rimanerci al Nazareno. E infatti D'Alema vorrebbe accelerare il processo che porta Mdp fuori dalla maggioranza. In mezzo c'è tutto il tormento di Bersani, che per vocazione è un tessitore (in questo caso sarebbe meglio dire un ricamatore): si accontenterebbe di "segnali di discontinuità" dall'esecutivo. In realtà Mdp è prigioniera della lotta che va avanti sullo sfondo del teatrino politico che è costretta a rappresentare: quella di D'Alema e Renzi, i quali continuano a darsi botte da orbi mediaticamente. E' recente la battuta di D'Alema che imputa a Renzi di essere peggio di Craxi, poichè Craxi almeno era di sinistra. Renzi dal canto suo, gradirebbe una riedizione del Patto del Nazareno, attraverso un'alleanza di Governo con Berlusconi. Ecco perché Pisapia, "il federatore riluttante della sinistra" chiede a D'Alema di fare un passo di lato che non arriverà mai. Tempi duri per chi preferisce ago e filo.

 

 

 

 

 



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