Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

«Come sto vivendo da parroco l'emergenza Covid»

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Caro direttore, i dati del Covid-19 tornano a peggiorare, e come sacerdote penso a tutti i problemi sanitari ma anche economici, sociali e psicologici. Ma da parroco come vivo questi momenti? Essendo faticoso incontrare le famiglie in casa e visto che le attività parrocchiali sono ripensate per luoghi più sicuri quali la chiesa o strutture più capienti, anche il mio ministero sta subendo una trasformazione. Prima uscivo a incontrare le persone o per varie attività pastorali, ora sento la necessità di dare un tempo più congruo allo studio della Parola di Dio e del magistero, più spazio alla preghiera, puntare a una maggiore preparazione dell’ omelia festiva, curare in misura più assidua la direzione spirituale, rimettendo al centro l’ essenza del nostro essere preti. Cresce la voglia di pregare gli uni per gli altri. Dispiace non vivere il calore di un abbraccio, non poterci incontrare nelle case, non stringere la mano alle persone come facevo sempre al termine della Messa, però in questi momenti di crisi dobbiamo riscoprire le cose essenziali.

DON LUIGI TRAPELLI

Parroco di san Benedetto di Lugana (Vr)

Grazie per questa riessione-testimonianza. L’ emergenza Covid ha messo in crisi tante attività pastorali, ma ha dato anche l’ opportunità di dedicare più tempo alla formazione personale, all’ interiorità, alla preghiera. E questo non dovrebbe riguardare solo i preti. Non bisogna comunque trascurare le possibilità di tenersi in contatto tra parroci e fedeli, non solo con i mezzi tecnologici, dal telefono a internet, ma anche con quelli più tradizionali: perché non far arrivare ad alcuni parrocchiani, un libretto di preghiere, un vangelino, una rivista cattolica? I fedeli, poi, possono partecipare alla Messa e andare in chiesa, purché si rispettino le norme di distanziamento e di prudenza.



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