Le regole del gioco
Elisa Chiari

Cari amici, non siete "congiunti" ma grazie di esserci

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Cari amici,

non faccio nomi per ragioni di privacy, ma poi la lettera aperta vi arriverà privatamente e son convinta che ciascuno di voi in un modo o nell’ altro si riconoscerà. Vi sto pensando mentre leggo il bel libro di Pietro Del Soldà Sulle ali degli amici. Una filosofia dell’ incontro (Marsilio). È innegabile, non siete “congiunti”, né “parenti”, né “affini” nel senso in cui lo intende il diritto, però siete i fratelli e le sorelle elettivi di chi non ne ha di “germani”; siete nelle vite un legame più stabile e duraturo di tanti amori e persino di parecchi matrimoni; siete molto più affini di tanti affini per la legge con cui si hanno rari contatti formali e scarsa affinità; siete molto più presenti di tanti parenti, anche quando non sono serpenti: facendo due conti, mentre pensavo a queste righe, mi sono resa conto che la maggior parte di voi sta lì, solidamente nella mia vita, da un tempo che varia tra i venti e i trent’ anni, un affetto sopravvissuto a tutto: alle distanze fisiche, ai matrimoni, agli amori andati e venuti, ai figli nati e cresciuti, e pure a qualche screzio anche importante.

Qualcun altro è arrivato dopo, ma non è meno prezioso, ha solo formato un legame diverso, nato, per così dire, più adulto. Ma è il bello delle nostre amicizie (al plurale perché non siamo un gruppo compatto, una tribù, al massimo gruppetti nati attorno a una delle città che condividiamo).

L’ amicizia, legame anarchico che sfugge alle classificazioni, ai vincoli giuridici – sacri e civili –, vive nella sua insospettabile capacità di svariare senza limiti di età, di genere, di idee, nasce dove c’ è un affetto, una corrispondenza “d’ amorosi sensi – diceva Foscolo ¬ celeste dote negli umani”, una consonanza di idee, di visioni del mondo, variamente combinati, perché può pure accadere di restare, come cane e gatto, amici pur avendo idee molto diverse, occasione di grandi dibattiti, o maturandone di diverse senza perdersi man mano che si cresce. È un’ affinità elettiva che vive tra simili e tra diversi, purché non resti in superficie, perché allora la parola “amicizia” è abusata, svilita nella pletora dei contatti su Facebook. No, voi lo sapete, non c’ entrate niente con quella cosa lì.

È vero la tecnologia ci torna utilissima, solo Dio sa quanto in questa infinita quarantena o nella distanza fisica anche molto grande che la vita ha interposto tra alcuni di noi: ma sono solo cambiati i mezzi. La storia antica è piena di amicizie epistolari dal De amicitia di Cicerone alle Lettere a Lucilio di Seneca. Noi abbiamo solo il vantaggio di poterci raggiungere scrivendo senza aspettare. Con i più vicini, certo, ci sono le cene, le passeggiate, i viaggi, il caffè, i pranzi al volo strappati a lavori diversi, (finché il covid non ce li ha tolti, ma mi mancano di più le vostre facce, le vostre voci, i vostri abbracci, delle pizze e del caffè).

Ma è vero che alcune tra queste amicizie, quelle fisicamente distanti ma non meno intense, sono maturate e sopravvivono scambiando pensieri scritti – meno invadenti ma più frequenti delle telefonate e più compatibili con vite, lavori, orari diversi –: senza epistolari elettronici forse con i più lontani ci saremmo perduti nei chilometri che ci separano e invece siamo sempre lì, come se fossimo in stanze adiacenti, anche perché quello che scambiamo è sempre qualcosa che ci vogliamo veramente dire non un meme buttato a caso nella rete dei contatti e perché abbiamo costruito una cosa che somiglia a un lessico familiare.

Dopo essermi esercitata per lavoro sulla qualifica giuridica dei “congiunti”, stamattina avevo pensato di ringraziarvi in privato, per tutto quello che rappresentate e per tutto quello che state facendo per evitare che l’ isolamento “fisico” di questi mesi sia anche spirituale, per impedire che diventi solitudine, insomma perché ci siete. Poi però mi sono anche detta che in una città come Milano ci sono 400.000 persone che vivono per conto proprio, perché si sono trasferite e hanno parenti lontani, perché sono single di andata o di ritorno, perché hanno perso la persona con cui hanno diviso la vita e magari hanno figli migrati altrove, perché solo temporaneamente studiano o lavorano qui e che anche loro probabilmente in questo strano tempo non sono state davvero sole grazie a una rete solida di amici come voi, che ci sono stati come hanno potuto, limitazioni permettendo.

Se la storia della letteratura contempla, accanto a un numero incalcolabile di romanzi d’ amore, una nutrita schiera di amici (a parte i classici già citati, da Narciso e Boccadoro, all’ Amica geniale, dall’ Amico ritrovato a Naphta e Settembrini tra i protagonisti della Montagna incantata e tanti altri) un motivo ci sarà.

Per questo mi perdonerete se ho scelto di ringraziarvi in pubblico anziché in privato. L’ ho fatto perché ho pensato che quello che Del Soldà definisce a ragione «il legame che salva» meritasse un riconoscimento pubblico se non giuridico, per la sua importanza e perché auguro a tanti di riconoscersi in questo nostro cenacolo trascurato dai decreti e ringrazino in cuor loro gli amici che hanno avuto la ventura di incontrare nella vita.

Tra l’ altro stavo pensando, anche sorridendo sotto i baffi, che nessuna delle nostre condivisioni, così semplici, normali, adulte, fatta anche molto di reciproco sostegno nei momenti difficili, ha la mondanità dei “party” evocati in questi giorni come pericolosi e chissà forse un po’ peccaminosi: tra noi solo spacciatori di buoni libri o di ricette da leccarsi i baffi, danno dipendenza anche loro ma fanno benissimo e non sono fuorilegge.

Se per un po’ ancora non potremo incontrarci, sarà per prudenza non per decreto, perché ci vogliamo bene e non abbiamo nessuna intenzione di adoperarci come scusa per aggirare le norme e metterci a rischio, ma sappiate che mi fa star bene sentire che siete sempre lì e ci tenevo a dirvelo.

Ps. Oggi il blog fa uno strappo al suo tema, ma forse a pensarci bene anche questo fa parte delle regole del gioco della vita. Lo dedico ai bambini e agli adolescenti cui mancano ora i loro amici, per rassicurarli. Non li perderanno, se sono veri.



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