Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

«"Andrà tutto bene". Sì, ma quando?»

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Da un paio di settimane finestre e terrazze di case e palazzi in tutta Italia sfoggiano arcobaleni con la scritta «Andrà tutto bene». È bello vederli. Si immaginano legioni di famigliole riunite attorno a un tavolo, impegnate tra carta, forbici, matite colorate e pennelli. È giusto inculcare nei bambini e ragazzi il prezioso seme della speranza poiché essa, sosteneva Georges Bernanos, «è un rischio da correre. È addirittura il rischio dei rischi». La speranza può però risultare alterata se non è supportata dalla realtà oggettiva dei fatti. E nel caso in questione corre il rischio di confluire in una certezza ondivaga e aleatoria. Non si afferma un più attinente «Speriamo vada tutto bene», ma ci si raccoglie sotto la massima più consolante «Andrà tutto bene». Sorge spontanea la domanda: sì, ma quando? Inoltre, come ne usciremo? Quante saranno le vite spezzate (tantissimi anziani)? Quanti i danni sociali (migliaia di persone a rischio disoccupazione)? A quanto ammonteranno i danni materiali? Qualcuno dovrà pur farsi carico di porvi rimedio e, anche in termini economici, saranno lacrime e sangue per tutti i “sopravvissuti”. Per queste e altre ragioni, mi atterrei a un più ragionevole, oggettivo «Andrà... si vedrà », sempre che non sia vero il pensiero di Elsa Morante: «Una speranza, a volte, indebolisce le coscienze».

MARINO SPINI - Ardenno (So)

Caro Marino, non basta un motto, più o meno fondato sui fatti, per risolvere i problemi. E certe speranze aleatorie sono piuttosto illusioni che lasciano amareggiati e delusi. Eppure noi esseri umani abbiamo bisogno di incoraggiamento, di fiducia, di prospettive positive. E anche una massima all’ apparenza solo consolatoria può essere utile. Certamente più di espressioni “oggettive” che rischiano di essere ciniche o soltanto scettiche. Senza speranza non possiamo vivere, viene meno il desiderio di impegnarsi, la fiducia nel bene, la forza per far fronte alle difficoltà presenti e alle necessità che il prossimo futuro ci metterà davanti. La nostra speranza di cristiani, poi, ci apre orizzonti infiniti, ci stimola a darci da fare con amore e dedizione, riscalda il nostro cuore. Come scrive san Paolo ai Romani, «noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio» (8,28). La nostra speranza è «affidabile», sottolineava Benedetto XVI nella Spe salvi, perché ha l’ orizzonte dell’ eternità e si basa sulla fedeltà di Dio. Infatti, «il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino». Questo dà a noi cristiani forza e coraggio di fronte alle difficoltà, ci stimola a impegnarci per gli altri, certi dell’ amore di Dio, come scrive ancora san Paolo: «La speranza non delude, perché l’ amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5).



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