Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

A Messa perché, a Messa come

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Caro direttore, ho 80 anni, ex allievo salesiano, laureato alla Cattolica di Piacenza, impegnato in politica, socio fondatore del Cav di Cavezzo (MO), ministro straordinario della Comunione, impegni in diocesi e nel sociale, trent’ anni come insegnante nell’ Istituto Agrario di Finale Emilia, soggiorno missionario in Costa d’ Avorio, Romania, Giordania, India. Sposato con Emilia da 48 anni, abbiamo avuto nove figli, tutti laureati e impegnati nel sociale, più uno adottato (prete in Costa d’ Avorio). Un fratello prete salesiano, un figlio prete orionino. Con una simile premessa dovrei essere un “formato”! Ma un anno fa circa, mentre leggevo il Messale Quotidiano, ho avuto questa intuizione: invece di dire in famiglia “vado a Messa” era opportuno dire “vado a partecipare alla Messa”. La prima visione, “vado a Messa” , è un modo passivo di intendere, mentre la seconda, “partecipo alla Messa”, intende far parte di una comunità, anche se traballante, dunque un fedele attivo. In varie occasioni ho fatto presente questa mia intuizione e le persone incontrate asserivano che le avevo fatte riflettere. Ora partecipo alla Messa con un animo meglio disposto. E ho fatto un’ ulteriore scoperta con il volumetto di mons. Nardo Masetti della diocesi di Modena, A Messa perché, a Messa come (Dehoniane). L’ autore scrive: «Si obbliga ad andare a Messa ma non si insegna ai cristiani a partecipare… Sembra che la Chiesa non abbia altro motivo su cui far leva, per indurre i fedeli a partecipare alla Messa, al di fuori di una minaccia di peccato mortale. Allora regna freddezza e l’ abitudinarietà».

UGO LODI - CAVEZZO (MODENA)

Grazie, caro Ugo, per questa testimonianza. In effetti, uno dei cardini della riforma liturgica del Vaticano II è la partecipazione attiva dei fedeli. Sottolineata nella Sacrosanctum Concilium: «La madre Chiesa desidera ardentemente che tutti i fedeli vengano guidati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione delle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della liturgia e alla quale il popolo cristiano... ha diritto e dovere in forza del battesimo» (n. 14). Più che un obbligo, che porta all’ abitudinarietà o all’ allontanamento, la partecipazione alla Messa è un dono del Signore. Con rinnovata commozione accogliamo nell’ Eucaristia l’ amore di Cristo per noi fino alla fine, fino alla morte di .croce. E insieme lo ringraziamo e innalziamo la nostra lode, per testimoniare lo stesso amore nella vita di ogni giorno

A messa perché, a messa come

Una riflessione incisiva e sapiente sulla messa e sulle ragioni che motivano il credente a partecipare e a vivere ciò che costituisce il centro e la fonte della vita cristiana



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