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Da Kabul a Sanaa, caccia all'italiano

Rapito nello Yemen l'addetto alla sicurezza della nostra ambasciata. Mentre in Afghanistan, un cooperante è prigioniero da gennaio.


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Con il rapimento di Alessandro Spadotto, 29 anni, carabiniere friulano originario di San Vito al Tagliamento, addetto alla sicurezza dell'ambasciata italiana nello Yemen, ora nel mondo sono due gli italiani tenuti in ostaggio da gruppi armati. Oltre a Spadotto, rapito domenica 29 luglio è nel centro di Sanaa, è infatti prigioniero anche Giovanni Lo Porto, 36 anni, un cooperante siciliano della ong tedesca Welthungerhilfe.

Lo Porto è stato rapito da uomini incappucciati e armati il 19 gennaio insieme a Bernd Johannes, un cittadino tedesco della stessa Ong, mentre era impegnato ad assistere le popolazioni pakistane colpite dalle violente alluvioni dello scorso anno. Lo Porto lavorava nella regione del Punjab, nell'ambito di un progetto che prevedeva la costruzione di alloggi per gli sfollati.

Si ritiene che Lo Porto e il suo collega siano in mano a gruppi di talebani o comunque di fondamentalisti islamici. In questi mesi la famiglia del cooperante non ha voluto dare troppo risalto alla vicenda, nel timore che un eccessivo clamore possa danneggiare le trattative per la liberazione.


Per quanto riguarda il carabiniere rapito nello Yemen, si sospetta che i rapitori possano essere dei criminali comuni in cerca di soldi, uomini quindi senza alcun legame con le numerose cellule della rete terroristica di Al Qaeda presenti nello Yemen. Rapimenti di questo genere sono frequenti nello Yemen e in genere i rapitori usano il sequestrato come merce di scambio. “La priorità assoluta deve essere anzitutto quella di tutelare l'incolumità del nostro connazionale”, ha dichiarato il ministro degli esteri Terzi dopo una conversazione telefonica con il suo collega yemenita.

Il rapimento del carabiniere è coinciso con il ritorno in Italia di Oriano Cantani e Domenico Tedeschi, due tecnici italiani catturati nella zona di Damasco il 18 luglio scorso e liberati venerdì 27. Sulla loro vicenda restano alcuni punti oscuri. In particolare non è chiaro se siano stati rapiti da gruppi ribelli o fedeli al regime di Assad. Restano poco chiare anche le modalità del loro rilascio, anche se non ci sarebbe stato alcun blitz.

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L'ambasciata d'Italia a Sanaa, capitale dello Yemen (foto Ansa).
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