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La madre scomparsa

Una donna svanisce nel nulla, all'improvviso. Il marito e i figli la cercheranno inutilmente. Sarà la figlia scrittrice a riannodare con lei un filo misterioso.


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   Prenditi cura di lei chiede una voce, invocando per una madre scomparsa l’ attenzione che, quando era presente e vicina, non avrebbe potuto avere o reclamare. È scritta tutta in seconda persona la storia di Kyung-Sook Shin, 47enne scrittrice coreana che narra della sparizione di una donna - persa di vista alla stazione di Seul, sfuggita nella folla alla stretta della mano del marito - e dell’ angoscia dei suoi quattro figli impegnati a cercarla. Una figlia in particolare, la figlia scrittrice, è chiamata in causa più dei suoi fratelli: il suo compito è quello di mettere in luce, attraverso il racconto, il volto della madre sconosciuto a ciascuno di loro prima di quella perdita.

 - La narrazione, declinata al “tu”, suona più intima e confidenziale che se fosse stata scritta in prima persona. Perché ha scelto questa forma?
«Il “tu” con cui si parla alla protagonista del romanzo, la figlia scrittrice, è la chiave su cui si regge tutta la storia. È come se il personaggio fosse messo a nudo da una voce che le si rivolge leggendo nei suoi pensieri e scrutando nel suo cuore e nel suo passato. Il soggetto che prende la parola è anonimo, ma ha una forza, una saggezza, un’ abilità nel comprendere quali solo un’ istanza materna può detenere».

- Lei scrive: «Madre e figlia – o si conoscono bene, o sono due estranee». Nel suo romanzo accade che, quando la madre scompare, appare per la prima volta come un’ estranea…
«Già, la madre deve allontanarsi da lei perché la figlia si accorga di averla conosciuta così poco. L’ aveva data per scontata: quale presenza è più certa e fuori questione che una madre? Cercandola disperatamente, adesso, la protagonista si rende conto di non aver mai pensato a lei come donna, al suo passato di figlia, bambina e ragazza, alla sua vita di moglie. E, nel senso più profondo e completo, a tutto ciò che comportava il suo essere madre. «Prenditi cura di lei», da pari a pari, come fosse tua figlia, come se tu fossi madre a tua madre, è l’ invito a guardarla nella sua complessità di individuo. Comunque una distanza già le separava: la madre era analfabeta, la figlia scrittrice; la madre viveva in campagna, la figlia in città… È così. Corre una profonda divisione sociale tra le due donne: lo stesso solco che divide la Corea feudale da quella moderna. Declinato in chiave familiare questo tema vuole però sottolineare l’ importanza della memoria delle proprie origini. Oggigiorno, non solo in Corea ma in tutto il mondo, si dimentica da dove si proviene. Ma è giusto guardare sempre avanti senza voltarsi indietro a pensare alla propria radice vitale?».

- Nel romanzo lei accenna a una traduzione cinese del romanzo della figlia presentato alla Fiera del libro di Pechino. E a una traduzione in breille, destinata a una comunità di lettori ciechi, che dà all’ autrice la sensazione di aver varcato la soglia di un altro mondo. Approdando in Usa e in Europa con questo romanzo, lei ha attraversato un ampio confine culturale. Come ha fatto?
«Non lo so! Il successo mondiale è stato inatteso anzitutto per me. Un’ ipotesi potrei fare. La storia, o almeno il suo soggetto, dev’ essere parso familiare anche in terre a me straniere: a dispetto di lontananze geografiche e linguistiche. La parola che significa “mamma” (mother, Mutter, mumy, maman, omma in coreano) suona più o meno simile in tutte le lingue del mondo».

Kyung-Sook Shin, Prenditi cura di lei, Neri Pozza, 218 pagine 16,50 euro

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Kyung-Sook Shin è nata nel 1963 in una remota regione montuosa nella Corea del Sud. Ha esordito come scrittrice nel 1985 con il racconto Fiaba d’ inverno, seguito poi nel 1993 dalla raccolta di racconti Dov’ era un tempo l’ harmonium.
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