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Credere

Angela Bipendu: «Io, suora e medico tra Covid e naufraghi»

È dottoressa in provincia di Bergamo e nei giorni della pandemia ha garantito cure e conforto alla gente, specie ai più deboli. Proprio come nei due anni in cui ha prestato servizio sulle navi della Guardia costiera per il soccorso dei migranti. «Ai pazienti spiego che Dio non abbandona nella sofferenza» (foto di Ugo Zamborlini)


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Il ritmo della vita è simile ai bei temporali estivi: prima la pioggia, poi la quiete. Prima le paure, e tutte le pozzanghere colme di acqua e dolore, e poi il senso: arriva così, e in quel canyon scavato dalla sofferenza ci aspetta sempre. Il senso – ecco la scoperta nella quiete – però non è la cura contro il dolore ma altro: è una parola ciò che cerchiamo. Una che arrivi da altri o una che parta da noi, purché sia accolta. L’ ho capito con suor Angela Bipendu, nata quarantasette anni fa nella Repubblica democratica del Congo da una mamma che voleva farsi suora a tutti i costi finché non si è innamorata di un uomo che l’ ha resa invece mamma dieci volte. Suor Angela è la secondogenita (il fratello Patient Moma è seminarista nella diocesi siciliana di Nicosia) e oggi vive a Villa d’ Almè, in provincia di Bergamo, e fa la guardia medica dell’ Azienda territoriale sanitaria provinciale. «Vivo isolata in un appartamento per evitare possibili contagi con le suore Canossiane di Zogno che prima mi ospitavano», dice. Prima della pandemia, per l’ esattezza. Prima che lei, suora della congregazione delle Discepole del Redentore, diventasse il medico a domicilio della Val Brembana e della Valle Imagna, in giro dodici ore di fila per raggiungere tutti i pazienti della prima zona rossa d’ Italia che non avevano trovato posto negli ospedali.

In prima linea

«Ho trovato gente scoraggiata, in cerca di conforto», racconta. «Gente che mi moriva tra le mani. Non mi sono mai sentita così demoralizzata come in quei giorni. Una notte ho dovuto fare quattordici constatazioni di decessi. Un’ altra, mentre sistemavo l’ ossigeno a un paziente, mi sono ritrovata a spiegare che Dio non abbandona nella sofferenza, il diavolo non c’ entra col Covid, sono gli uomini che a volte fanno errori», aggiunge. Gli errori, ecco. Li tira in ballo pure quando finiamo col parlare di un’ altra tragedia: i barconi, i migranti. Suor Angela ha prestato servizio per due anni, come volontaria del Cisom (Corpo italiano di soccorso dell’ Ordine di Malta), su una nave della Guardia costiera italiana impegnata nel Mar Mediterraneo nel salvataggio di immigrati. «Sui barconi mi vedevano solo come medico perché salivo in tuta e senza velo. Cercavano la pace, quei migranti, questo mi dicevano sempre. Scappavano dalle bombe, dalle guerre, dal pericolo. Sarebbe un errore da parte nostra dimenticare il dolore che questa gente si lascia alle spalle. Sarebbe però anche un errore da parte loro non rispettare le regole del Paese che li ospita e volere tutto e subito». Tra errori e ricordi, andiamo a parare lì: il razzismo. Suor Angela è arrivata sedici anni fa in Italia, la sua pelle è color ebano, ama il calcio (fan sfegatata dell’ Inter), ascolta Laura Pausini, Fiorella Mannoia e Biagio Antonacci («che bella quella canzone in cui canta “E se fosse per sempre, mi stupirei. E se fosse per sempre, ne gioirei”»). Sogna di incontrare papa Francesco. A proposito di discriminazioni e angherie per via del colore della sua pelle dice: «Non ho mai subito nulla. La gente semmai si stupisce che sono medico e suora. “Una suora vera o finta?”, mi chiede. Nei turni notturni ricevo il triplo dei pazienti dei miei colleghi forse perché non prescrivo solo la cura ma li lascio parlare. Arrivano per un mal di pancia e finiamo con il parlare delle loro paure. Vengono anche solo per affidarmi una chiesta per Dio, visto che io gli sono vicina e mi ascolta, dicono. Vengono tossicodipendenti, anziani o persone di altre religioni. Nel frattempo qualcuno si è pure convertito al cristianesimo, saranno i frutti della mia doppia missione. Una volta ho detto che sarei potuta tornare in Sicilia ora che l’ emergenza della pandemia sembra attenuata e sa cosa mi hanno risposto? Che raccoglieranno le firme per farmi restare!», confessa suor Angela.

Dove chiama il Signore

Dopo la maturità classica in Congo e i cinque anni di formazione in Economia e Teologia per prendere i voti, la sua congregazione religiosa l’ ha inviata in una comunità di suore anziane ad Agrigento. Serviva una mano, c’ è rimasta un anno. «Poi ho pensato al futuro, e che la mia Africa poteva aver bisogno di un medico. Allora sono entrata alla Facoltà di Medicina a Palermo a 35 anni, mi sono laureata dopo sei e ho trascorso un sacco di tempo nel reparto di Cardiochirurgia. È la specializzazione che vorrei prendere. Farò ciò che il Signore vorrà, come sempre e come recita la preghiera semplice di san Francesco: “Fa’ di me uno strumento della tua pace”. Del resto non sapevo nuotare e avevo paura di avere il mal di mare sui barconi, gli ho chiesto aiuto e mi ha soccorso. Quando non so che direzione prendere, affido tutto a lui», aggiunge dopo aver citato i testi di sant’ Agostino e un passo della Bibbia che le sta a cuore. Quello sulla chiamata di Geremia dove il giovane Samuele risponde «Parla, perché il tuo servo ti ascolta». Anche suor Angela ha parlato. Aveva sei anni e frequentava la scuola elementare delle suore Salesiane in Congo. Un fiume di bambini, ottanta per ogni classe, gestiti da suore bianche italiane come maestre e dalle giovani aspiranti suore. «Un pomeriggio mia madre tardava nel venirmi a prendere e ho iniziato a piangere. In realtà mia mamma stava partorendo mia sorella e suor Ida nell’ attesa mi ha portato nell’ istituto dei disabili che era all’ interno della struttura. Abbiamo trovato una signora cieca che lavorava ai ferri, la maglia era caduta a terra ed era piena di buchi. Suor Ida l’ ha raccolta, ha srotolato tutto e l’ ha rimessa nelle mani della signora. A vedere quella pazienza e quell’ amore, ho sentito una certezza fortissima nel cuore: volevo aiutare il prossimo. A suor Ida ho detto: diventerò suora come te!». E così è stato: dopo la pioggia triste da bimba è arrivato il senso della sua vita, nel bel mezzo delle tempeste tragiche di Bergamo, del Mediterraneo e delle nostre fragili quotidianità, ognuno avrà trovato il senso. Che oggi è la parola di Dio, domani invece la nostra, ovvero quella che abbiamo bisogno di confidare a qualcuno come suor Angela: il senso si chiama ascolto e significa esserci, ovunque Lui vorrà.

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