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Vigevano, c’ è Libera al posto della ‘ndrangheta

Il “Giada” era il quartier generale della famiglia Valle. Dal 14 al 21 luglio è diventato centro delle attività di E!state liberi, il campo estivo gestito da Libera.


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Per molti anni era stato il bar della ‘ndrangheta di Vigevano: il "Giada" era diventato il quartier generale del clan Valle. In questi giorni, invece, è il “quartier generale” di chi la mafia la conbatte: vi si svolge "E!state Liberi", il campo estivo lombardo gestito da Libera, l'associazione contro le mafie presieduto da don Luigi Ciotti.

Dal 14 al 21 luglio una ventina di ragazzi lavoreranno nel bar per rifarne gli interni: un modo per dire no alle mafie senza sbarcare in Sicilia. «Pensiamo sempre all’ infiltrazione economica e al riciclaggio, non ci rendiamo abbastanza conto che la Lombardia è stata colonizzata nel suo tessuto commerciale», dice Davide Salluzzo, referente regionale di Libera. «Vigevano è forse la prima città che se n'è dovuta accorgere. Ed è giusto che da qui parta il riscatto».

Per una ventina d’ anni la famiglia Valle, originaria di Reggio Calabria, aveva spadroneggiato a Vigevano tentando di schiacciare con il pizzo, le estorsioni e l’ usura tante attività commerciali. In quel bar si prendevano le decisioni e si decideva la regia del malaffare. Fino al 1999. È allora che il Giada viene sottratto ai Valle e torna di proprietà dello Stato: è la prima volta che in Lombardia viene applicata la Legge 109 del 1996, la norma sulla confisca dei beni. Viene destinato alla Caritas, che ne fa un centro d'accoglienza notturno.

Il Giada, ma non solo. Il programma della settimana di E!state Liberi prevede che i volontari visitino anche la "Villa delle statue", una struttura ormai in rovina (mai riassegnata a uso sociale) dove i Valle avrebbero voluto aprire un albergo. E ancora, nella vicina cittadina di Gaggiano, il "Bosco dei cento passi", un terreno agricolo un tempo appartenuto a un boss locale. Il progetto di Libera è di trasformarlo in un'apicoltura, per produrre miele antimafia.

Il 19 luglio, anniversario dell'attentato di via D'Amelio dove perse la vita Paolo Borsellino, i volontari di Libera hanno incontrato il Coordinamento regionale dei familiari vittime di mafia, un'associazione appena nata allo scopo di ricordare i morti delle guerre di mafia. «In questa regione c'è un problema di memoria: ricordiamo sempre i morti ammazzati lontani migliaia di chilometri, ma chi ricorda quelli di via Palestro?», sottolinea Davide Salluzzo, referente di Libera Lombardia.

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