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Viaggio nell'abisso

A Torino spiritualità la toccante testimonianza di Shin Dong-hyuk, oggi ambasciatore all'Onu per i diritti umani, unico sopravvissuto riuscito a fuggire dai campi di prigionia nordcoreani.


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A 5 anni ha assistito alla sua prima esecuzione pubblica. Dieci anni più tardi, in quella piazza affollata, a essere giustiziati per aver tentato di evadere, c’ erano il fratello e la madre, che lui stesso aveva denunciato.
È in viaggio nell’ abisso e al tempo stesso il racconto di un ritorno alla vita la sconvolgente testimonianza di Shin Dong-hyuk, unico sopravvissuto che sia mai riuscito a fuggire da un campo di prigionia nordcoreano, protagonista ieri della seconda giornata di Torino Spiritualità (www.torinospiritualita.org).
Per 23 anni è vissuto in condizioni disumane in uno dei lager creati dal regime di Kim Il-sung, nonno dell’ attuale dittatore, dove si stima che siano ancora rinchiuse oltre 200.000 persone. Trecento grammi di mais e zuppa di cavolo, il lavoro nel cementificio dall’ alba fino al tramonto, le botte perché la paura di morire di fame è più forte. La convinzione di essere nato con una colpa, ma non saper quale. Oggi Shin ha 32 anni, vive a Seoul, è ambasciatore Onu per i diritti umani. Ha raccontato centinaia e centinaia di volte quella tragica notte del 2005 in cui ha dovuto utilizzare il corpo folgorato di un compagno per oltrepassare l’ alta recinzione elettrificata che lo divideva dalla libertà. Eppure, ad anni di distanza, la voce ancora trema e non si capacita dell’ accoglienza e dell’ attenzione che tutto il mondo gli riserva.

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