Immagine pezzo principale

Vaccini, over 80, 70enni, fragili, servizi essenziali, come e perché si è creato il caos

L’ osservazione dell’ andamento della campagna vaccinale italiana ci restituisce una situazione caotica. Come si è prodotta? Perché andiamo in ordine sparso? Perché tanto disordine nelle priorità? Proviamo a capirci qualcosa, tra fattori diversi, in parte tecnici, in parte dettati da scelte politiche centrali e regionali, non senza problemi di interpretazione.


Pubblicità

Il dato che balza all’ occhio riguarda le persone di età compresa tra i 70 e gli 80 anni e le persone con patologie che aumentano il pericolo in caso di contagio, sono tra quelle più a rischio, tra le più colpite in questa fase dalla Covid-19 eppure sono tra le meno vaccinate. Tanti più giovani sono stati protetti prima di loro. Intanto ci si accapiglia, più o meno elegantemente, tra categorie: chi è più essenziale di chi? Chi è più a rischio di chi? L’ osservazione dell’ andamento della campagna vaccinale ci restituisce una situazione caotica. Come si è prodotta? Perché le cose si sono messe come sono? Proviamo a fare ordine tra fattori diversi, in parte tecnici, in parte dettati da scelte politiche centrali e regionali, non senza problemi di interpretazione. 

LE POCHE CERTEZZE INIZIALI

Quando, dopo la metà di dicembre, Ema e Aifa (le agenzie che regolano l’ entrata sul mercato dei farmaci rispettivamente in Europa e in Italia), hanno approvato il primo vaccino, prodotto da Pfizer BioNTech, e poco dopo il secondo prodotto da Moderna, si è stabilito in linea generale a livello centrale che le prime categorie da proteggere fossero i sanitari, tra tutti i più esposti al contagio, e il personale e gli ospiti delle Rsa che alla prima ondata in Italia avevano pagato un prezzo altissimo in termini di vite e di contagi. Subito dopo sarebbe toccato agli anziani a partire dagli over 80 a scendere e ai fragili con patologie rischiose concomitanti.

TUTTO FACILE? NON TANTO

In teoria il criterio pareva di facilissima interpretazione, in realtà sappiamo che già su questo fronte le interpretazioni regionali delle priorità sono state diverse: non solo nei tempi di avvio e di organizzazione, ma anche perché ai sanitari, chi più chi meno, le regioni hanno equiparato, ciascuna con criteri diversi, categorie che lavorano negli ospedali senza essere medici, infermieri, oss: amministrativi, addetti a servizi vari, più o meno esposti al contagio (un numero che in Lombardia spicca per la sua abnormità, superando al 30 marzo 2021 le 163.000 persone (dati del Governo in tempo reale) il 10% del totale delle somministrazioni). Anche riguardo alla categoria over 80, ci sono regioni che hanno aperto le iscrizioni con tre diverse fasce d’ età, altre che sono partite dai più anziani e scese, altre ancora che tra gli over 80 sono partiti (è il caso del Veneto) dalla classe più numerosa, quella dei nati nel 1941 e poi salite verso i più anziani. Il tutto complicato dal fatto che le consegne delle dosi sono state inferiori al previsto.

DUE CAMPAGNE PARALLELE IN CORSO D'OPERA

Quando più tardi è stato approvato per il mercato europeo anche il vaccino Astrazeneca la disponibilità è aumentata, anche se meno del previsto a causa di consegne inferiori al pattuito, ma le cose si sono complicate: inizialmente infatti Aifa, seguendo indicazioni di Ema in senso restrittivo, aveva approvato il nuovo vaccino per tutte le fasce d’ età ma lo aveva consigliato solo per chi avesse meno di 55 anni, perché i dati relativi ai più anziani erano ancora pochi. A quel punto si è posto in corsa il problema di avere tre vaccini disponibili, uno dei quali al momento non consigliato alle categorie più a rischio: fragili e over 80. La scelta obbligata è stata di intraprendere in corsa due campagne di vaccinazione parallele: la prima con Pfizer e Moderna, che avevano dati di efficacia superiore, riservati a sanitari/Rsa/over 80 e, successivamente, over 55-80; la seconda, con AstraZeneca, per under 55 di categorie individuate a livello nazionale in personale scolastico, forze armate, penitenziari, luoghi di comunità, “altri servizi essenziali”.

IL "BUCO" DEI 70ENNI E DEI FRAGILI

Se da un lato le Regioni stanno andando a velocità diverse nella vaccinazione degli anziani per ragioni organizzative (problemi e disservizi con gli algoritmi, con le modalità di chiamata, con la disponibilità di vaccini, con la necessità di accantonare dosi per i richiami necessari a 3 e 4 settimane per Pfizer e Moderna), dall’ altro vaccini diversi con indicazioni diverse da parte dell’ agenzia regolatoria hanno determinato un “buco” in due delle categorie più a rischio: quella di età compresa tra i 70 e gli 80 anni e quella che comprende i cosiddetti fragili (persone di età diverse ma alle prese con patologie che determinano un rischio maggiore in caso di contagio). Anche dopo che Aifa ha esteso progressivamente l’ indicazione di AstraZeneca (dopo uno stop precauzionale che ha sortito decisioni diverse in differenti Paesi europei) anche agli over65 sani man mano che arrivavano nuove evidenze scientifiche favorevoli, i 70-80enni si sono trovati, nella maggior parte delle regioni, anche se ci sono eccezioni come il Lazio, a dover attendere lo smaltimento della coda che nel frattempo si è creata. I “fragili”, altrimenti detti “estremamente vulnerabili” (anche qui con criteri suscettibili di aggiornamenti man mano che il virus si conosce di più a livello scientifico), invece, devono attendere la disponibilità di dosi di Pfizer e Moderna. L’ esito è che chi rischia di più non è ancora coperto come dovrebbe. Mentre in alcune regioni, Lombardia in primis, elevati numeri di non precisato “personale non sanitario” sono rientrati in prima fascia, indipendentemente dall'età, con criteri che meriterebbero di essere chiariti.

REGIONE CHE VAI SERVIZI ESSENZIALI CHE TROVI

L’ altro nodo riguarda i cosiddetti servizi essenziali che le Regioni hanno interpretato ognuna a proprio modo. Continua a fare discutere la precedenza data al personale universitario di tutte le età, benché la didattica a distanza negli atenei sia ancora in funzione e con esiti meno complessi rispetto alle scuole inferiori. Anche tra le forze armate alcune regioni hanno dato interpretazioni diverse (chi ha incluso i vigili del fuoco, chi no... per esempio etc...). Ma il vero busillis ha riguardato quello che a livello nazionale era stato indicato come “altri servizi essenziali”, non esiste infatti nessuna interpretazione univoca rispetto a questo altro e le discrepanze tra regioni nelle modalità e nei numeri sono enormi: la Toscana vi aveva inizialmente inserito le persone che lavorano nella giustizia (magistrati, avvocati, amministrativi equiparandoli alle forze dell’ ordine); l’ Umbria gli operatori delle pompe funebri, la Sicilia gli autisti di trasporti pubblici). Si spiega anche con questa disparità, il tentativo delle diverse categorie di chiedere (con modalità più o meno misurate) attenzione alla propria esposizione e all’ essenzialità della propria prestazione non eseguibile a distanza. Ci sono anche valide ragioni, e talvolta si capisce che nel farsi sentire incide il diverso peso politico delle categorie, il problema è che non si è in condizioni per ora di vaccinare tutti simultaneamente, per questo sono necessarie priorità. Ma è evidente che, se è vero che in Sicilia questo “altro” arriva a superare numericamente tutte le altre categorie, un po’ più  di trasparenza e di definizione non guasterebbero.

RIORDINARE IL CAOS, OPERAZIONE COMPLESSA

Ora il Governo sta cercando di mettere ordine in questo ginepraio ribadendo la priorità assoluta per anziani e fragili. Ma il caos sorto nel frattempo ha determinato un disordine che non potrà essere cancellato con un tratto di penna: per esempio ora si pone il problema di come gestire il personale di servizi considerati essenziali in alcune regioni che ha già ricevuto una dose, verrà il momento in cui dovrà ricevere la seconda e nel frattempo le priorità sono cambiate. Alcune regioni stanno stabilendo che chi ha ricevuto la prima potrà prenotarsi per la seconda. Facile prevedere che la correzione in corsa, doverosa perché fragili e anziani sono oggettivamente più esposti al rischio della vita, produrrà l’ effetto collaterale di ulteriori figli e figliastri non solo tra le diverse regioni come già è, ma nella stessa regione e nella stessa categoria tra già vaccinati e non vaccinati destinati a finire in coda in seguito alle correzioni dei criteri di priorità. Dal che si desumono ulteriori sperequazioni e confusioni tra protetti e non protetti a parità di categoria e di rischio. Tra poco arriveranno le prime dosi di Johnson&Johnson il quarto vaccino approvato in Europa: ha il vantaggio della maneggevolezza maggiore, perché prevede una sola dose. Si tratterà di capire come verrà inserito nel piano.

UN PROBLEMA CON MOLTI FATTORI, NON TUTTI EVITABILI

Come si può ben vedere la complicazione del momento deriva da molti diversi fattori di cui nella contingenza non sempre si può dare la colpa a qualcuno: il fatto scientificamente documentato per cui alcune fasce di età e situazioni di comorbilità sono oggettivamente più a rischio di ammalarsi gravemente e morire se contagiate; la scelta politica di dare priorità ad alcune categorie rispetto ad altre in base alla valutazione dell’ essenzialità del servizio e al rischio corso nel compierlo per sé stessi e per le persone cui il servizio è rivolto; l’ organizzazione delle modalità della campagna assegnata alle regioni in base al Titolo V della Costituzione con evidentissime differenze di efficienza da regione a regione; la discrezionalità con cui le Regioni hanno interpretato la scala di priorità; la complessità oggettiva della disponibilità variabile di vaccini diversi arrivati in momenti diversi con indicazioni diverse; il progressivo aggiornamento delle indicazioni da parte delle agenzie regolatorie in base agli studi che man mano arrivano. Se alcuni di questi fattori possono essere corretti in corsa estendendo le buone pratiche delle regioni virtuose, omogeneizzando l’ organizzazione e rivedendo scelte politiche se si sono rivelate inadeguate, altre dipendono da elementi esterni o pregressi che potranno migliorare solo se arriveranno vaccini in quantità sufficiente, salvo imprevisti, e se l’ organizzazione sarà adeguata al compito, tenendo conto anche del fatto che le caratteristiche di conservazione e somministrazione dei diversi vaccini richiedono anche strutture diverse: un fattore che complica ulteriormente gli aggiustamenti dell’ ultimo secondo.

Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo