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Università: un sogno spesso interrotto

E' il momento dei test di ammissione agli atenei. In molti casi sono una lotteria, in altri una feroce "selezione naturale". Ma quasi sempre l'avvenire è assicurato solo per chi ce l'ha dietro le spalle, e si presenta con un curriculum di voti alti (magari perché la scuola di provenienza o la commissione di maturità era di manica larga). E la vocazione? Il cimento? La voglia di riscatto? La volontà? Non servono a nulla. Ecco come si è arrivati alla morte del diritto allo studio.


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C'è chi sa sin da piccolo che lavoro farà da grande altri che ci lo capiscono col tempo. Sappiamo che la determinazione basta per arrivare dove vogliamo. Ma a volte se bisogna intraprendere un percorso di studi specialistici può succedere che il sogno venga interrotto dall'impossibilità di entrare nella facoltà che si desidera frequentare. In Italia succede per architettura, veterinaria e poche altre, ma prima di tutto per Medicina che è infatti la più richiesta e quella il cui numero chiuso e la difficile prova d’ ammissione, getta nello sconforto chi ha sempre avuto la vocazione per questo importante mestiere.

 Il test per entrare si basa su criteri discutibili. Soprattutto su  una conoscenza puramente tecnica di materie studiate in precedenza.  Dimenticando, poi, un aspetto assai più importante per un futuro professionista e in particolare un medico: la vocazione e l’ umanità nello svolgere il proprio lavoro. Due doti che si posseggono ma non si apprendono. Invece i ragazzi, seppure pieni di determinazione e passione, sono costretti a dimostrare la loro preparazione a intraprendere quel tipo di studi, a volte rivolgendosi a chi, offrendo la preparazione ai test, chiede alle famiglie cifre considerevoli.

Ma al di là dei test e della loro difficoltà c'è da chiederci se il numero chiuso che è stato introdotto dopo anni in cui i medici che uscivano dalle università erano in numero così elevato da rischiare la disoccupazione, non sia stato interpretato in maniera troppo restrittiva. Ben venga quindi l'impegno a evitare inutili e dannosi sovraffollamenti. Ma bisogna anche riflettere se sia giusto impedire a uno studente, magari pieno di capacità, buona volonta, desiderio di apprendere, di iscriversi al corso di laurea da lui scelto sulla base della sua preparazione precedente. Un criterio per certi aspetti ingiusto e discriminante poiché sappiamo quanto siano diversi i livelli di preparazione tra le scuole superiori del nostro Paese. Per motivi familiari, geografici ed economici, i ragazzi si trovano a frequentare scuole più o meno buone ricevendo un istruzione purtroppo non uguale per tutti.





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