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«E se facessimo scuola all'aperto come in Danimarca?»

Mentre in altri paesi le scuole cominciano a ripartire in Italia si parla di settembre, con la prospettiva di poter ricorrere ancora alla didattica a distanza. Alcuni appelli chiedono che il diritto allo studio e il benessere psicofisico dei bambini siano garantiti


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Anche se non c’ è ancora l’ ufficialità si parla di riapertura delle scuole a settembre, e si ventila anche la possibilità che si possa proseguire con la didattica online in autunno. Questo mentre in altri paesi europei si sta progettando la riapertura delle scuole e in alcuni paesi già si sta avviando, come per esempio in Danimarca dove per garantire condizioni di sicurezza si fa scuola all’ aperto. Ciò comporterebbe che bambini e ragazzi siano privati per mesi di una dimensione educativa e relazionale, con ripercussioni anche sull’ organizzazione familiare, essendo incompatibile il ritorno al lavoro dei genitori con bambini in età di materna e primaria costretti a casa.  Genitori, educatori, docenti, pediatri, pedagogisti sono molto preoccupati dei risvolti che questa situazione potrebbe creare sia sul piano del diritto allo studio sia per quanto riguarda il benessere piscofisico e si moltiplicano petizioni e appelli al Consiglio dei ministri e in particolare alla ministra dell’ istruzione Lucia Azzolina. Una di queste petizioni  dal titolo Lettera aperta per il diritto all'educazione e all'istruzione ed è idnirzzata tra altri al Presidente della Repubblia, al ministro dell'Istruzione e della Salute. Queste le richieste: 1. Il sostegno economico alle famiglie con figli.
2. Il sostegno al sistema integrato di educazione e istruzione per i bambini dalla nascita ai sei anni.
3. Il sostegno al sistema scolastico, anche in un’ ottica di maggiore inclusione e supporto degli studenti appartenenti ai gruppi più vulnerabili.
4. Il rafforzamento del sistema integrato di servizi socio-educativi e socio-assistenziali a livello locale, in particolare durante i mesi estivi
5. Il rafforzamento delle misure di conciliazione tra famiglia e lavoro. 
è partita ieri, prima firmataria la ricercatrice Maria Chiara Rioli, mamma di due bambini, di 1 e 4 anni. «Quello che noi chiediamo», ci spiega «è che si possa già da subito avviare qualche progetto pilota laddove le condizioni lo consentano. Siamo in contatto con l’ assessore all’ istruzione della Val d’ Aosta per esempio, che sta chiedendo di poter far tornare i bambini a scuola con modalità innovative.  In tutto il dibattito relativo alla ripresa la scuola è stata trascurata e nella task force di Colao non c’ è nessun esperto di infanzia.  Ma occorre partire già ora con qualche sperimentazione per arrivare pronti a settembre. E poi non è vero che tutte le scuole in Italia sono fatiscenti: partiamo da quelle con spazi più ampi e nel frattempo mettiamo a norma le altre.  Si possono fare miracoli se si ha la volontà. Il terremoto  del maggio 2012 in Emilia  danneggiò pesantemente gli edifici scolastici,  i lavori dii messa a norma furono fatti in tempi record e a settembre l’ anno iniziò regolarmente. Tra gli aspetti che la petizione mette in rilievo c’ è anche la necessità ancora più vitale di avere una dimensione educativa per i bambini disabili. «E aggiungo che la scuola è anche un presidio di normalità in luoghi dove dilaga l’ illegalità. Si rischia di vedere tanti ragazzi finire nelle mani della criminalità». Alla petizione sono allegati anche degli studi scientifici: in uno di essi si evidenzia come  la scuola non è un luogo privilegiato per la diffusione del virus. «Noi chiediamo strategie creative, differenziazione delle aperture a seconda delle zone, scuole all’ aperto con bagni chimici. I modi ci sono, ma occorre investire nella scuola e mettere al centro della ripresa l’ istruzione». 
Tra i  promotori della petizione c’ è anche Maria Scermino, docente di lettere alle superiori a Pisa. «La didattica a distanza è una didattica dell’ emergenza e favorisce la dispersione scolastica.  I ragazzi più fragili rimangono indietro non solo per problemi di device o connessione ma anche per mancanza di motivazione. Una grande fetta di studenti rischia di perdersi.  Se la didattica a distanza è servita per tamponare non può protrarsi per mesi, dobbiamo trovare altre soluzioni.  Io spero che questa situazione sia un’ opportunità per affrontare problemi secolari della scuola.  Una soluzione potrebbe essere lo sdoppiamento delle classi possibile solo con un aumento dei docenti.  Lavorare in piccoli gruppi permette metodologie didattiche innovative  che vadano al di là della lezione frontale con relativi compiti in classe. Bisogna puntare sulla scuola con nuovi, ingenti finanziamenti».   
 

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