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Una colorata storia di pace

La prima si svolse nel 1961, l'ultima nel 2007, la prossima sarà il 16 maggio: tutto sulla Marcia Perugia-Assisi, un appuntamento classico per il pacifismo italiano.


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La prima fu promossa da Aldo Capitini (1899 – 1968), un filosofo appassionato dell'educazione, un alfiere della non violenza. Domenica 24 settembre 1961 si camminò per i circa 24 chilometri che separano Perugia da Assisi. La seconda Marcia fu organizzata diciassette anni dopo, nel 1978; tema: «Mille idee contro la guerra». La terza edizione è datata 1981; la quarta, 1985. Da allora, ha cadenza biennale, salvo occasioni speciali, provocate dall'acutizzarsi di crisi o dallo scoppio di una guerra. La prossima Marcia della pace Perugia-Assisi si svolgerà il 16 maggio 2010. È un appuntamento ormai classico per il mondo pacifista, cattolico e non.

Interessante leggere, attraverso i temi scelti, l’ evoluzione della riflessione e dell’ azione politica. Nel novembre 1992, ad esempio, a Tangentopoli cominciata, la settima Marcia Perugia-Assisi fu promossa a partire da un’ esplicita richiesta: «Liberi dalla mafia, dalla corruzione e dalla violenza». Nel 1995, a fronte dell’ impotenza dimostrata dall’ Onu nei Balcani, dilaniati da un sanguinoso conflitto, venne scelto il tema: «Noi, popoli delle Nazioni Unite». E dieci anni dopo, nel 2005: «Mettiamo al bando la miseria e la guerra. Riprendiamoci l´Onu. Io voglio, tu vuoi, noi possiamo». Il 26 settembre 1999, alla tredicesima Marcia, fu lanciato lo slogan («Un altro mondo è possibile: costruiamolo insieme») apparso a Seattle (Usa) durante la contestazione del summit promosso dall’ Organizzazione mondiale del commercio e poi ripreso dal Forum sociale di Porto Alegre (Brasile).

«Alla prima edizione, quella del 1961, aderirono circa 20 mila persone; per l’ epoca si trattò di un successo», afferma Flavio Lotti, 50 anni, coordinatore della Tavola della pace. «All’ ultima Marcia, quella del 2007, i partecipanti furono 200 mila. Quest’ anno, nessun titolo, nessun slogan: marciamo contro la violenza e l'indifferenza che ci stanno rendendo la vita impossibile. Per uscire dalla crisi che ci soffoca dobbiamo modificare radicalmente la nostra cultura affinché generi sempre più comportamenti coerenti che svuotino gli arsenali e difendano i diritti umani: tutti, per tutti, ovunque».

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