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Un viaggio a ritroso che non sempre da tutte le risposte

Anna Genni Miliotti, docente universitaria, scrittrice, mamma adottiva spiega che se un figlio vuole ricercare l’ identità della madre di nascita, lo fa perché ha una piena fiducia nella sua famiglia e il legame adottivo ne esce comunque rafforzato


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“Questo dibattito legislativo sull’ accesso alle origini segna uno spartiacque storico, da un sistema di segreti a un sistema di trasparenza nell’ ambito dell’ adozione”, commenta Anna Genni Miliotti, docente universitaria in corsi di perfezionamento sulla materia, scrittrice e mamma adottiva. “L’ adozione è una triade: i soggetti coinvolti non possono essere ignorati”. Queste situazioni vanno gestite lavorando nel rispetto delle parti: le distanze tra la nostra legislazione e quelle anglosassoni sono ancora enormi. La casistica internazionale confuta, ad esempio, l’ idea che le madri biologiche rintracciate non vogliano saperne nulla di questi ragazzi. D’ altra parte, la paura dei genitori adottivi di “perdere”, in qualche modo, il proprio figlio esiste, è un sentimento quasi ancestrale. Ma oggi tutti gli psicologi spiegano che quando un ragazzo o una ragazza confessa di voler ricercare l’ identità della madre di nascita, lo fa perché ha una piena fiducia nella sua famiglia e il legame adottivo ne esce comunque rafforzato. Si tratta di un viaggio a ritroso in cui non sempre si trovano tutte le risposte, per questo è importante il sostegno dei genitori anche dopo la scoperta e l’ eventuale incontro con la madre biologica”.

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