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Un Paese che non investe sui cittadini

Anticipiamo il "Primopiano" del numero in edicola dal 15 febbario. Maggiori oneri per le famiglie nella cura di persone fragili. A fronte di un crescente disimpegno dello Stato.


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Il grado di civiltà di un Paese si misura su come sono curate le persone più fragili. Se la collettività scarica la loro assistenza su famiglie, parenti, beneficenza privata, quel Paese è sulla via dell’ imbarbarimento e della progressiva ingiustizia. Dove i potenti e i ricchi saranno sempre più privilegiati. E gli “ultimi” resteranno tali. Ai margini della società.

A riguardo della situazione italiana, il Censis ha scritto: «La disabilità è ancora una questione invisibile nell’ agenda istituzionale, mentre i problemi gravano drammaticamente sulle famiglie, spesso lasciate sole nei compiti di cura». C’ è un crescente disimpegno pubblico nei servizi socio-sanitari. Sia a livello nazionale, che regionale e locale. Lo stesso è per le disparità territoriali. Inaccettabili in un progetto di piena cittadinanza sociale, che dia pari opportunità a tutti gli italiani.

In alcuni territori, Regioni e Comuni tentano di mantenere quote adeguate di risorse e servizi per disabili, anziani fragili, persone marginali, famiglie in povertà e disagio sociale. In altri contesti (già alle prese con la disoccupazione e l’ inefficienza della pubblica amministrazione), i servizi socio-sanitari peggiorano. Lasciando intere aree d’ Italia senza assistenza per disabili e anziani.

Anche il mancato finanziamento a livello nazionale del Fondo per la non autosufficienza, chiesto invano da sindacati e associazioni familiari al precedente Governo Berlusconi già dalla Conferenza sulla famiglia di Milano del novembre 2010, ma non rinnovato nemmeno dall’ attuale Governo Monti, è un gravissimo segnale di mancata attenzione, che le famiglie e la nostra società non possono più sopportare.

È tempo di mettere le persone più fragili al centro dell’ attenzione del Paese. I disabili non sono un “fardello economico”. Sostenere i compiti di cura delle famiglie non è solo un doveroso atto di giustizia e di solidarietà, ma costituisce anche uno strumento di rilancio della speranza, del progetto e dello sviluppo del “sistema Paese”. Così si potranno liberare le energie e l’ impegno di tanti uomini e donne adulte. Cioè di quella “generazione sandwich” che cura giovani e anziani. Quei padri e quelle madri alle prese con figli adolescenti o con giovani adulti disoccupati o precari. E che, al tempo stesso, devono farsi carico della cura e della custodia dei propri genitori anziani e delle persone fragili e disabili presenti in famiglia.

Un Paese che crede e investe nei suoi cittadini, anche nel sostegno a quelli più fragili, sarà capace di rilanciare l’ occupazione e l’ economia. Dove prendere i soldi? Basterebbe abbattere la scure sulle spese militari e “tagliare le ali alle armi”, rinunciando agli F35. O sospendere i generosi finanziamenti ai partiti, per rispetto alla volontà popolare. E visti anche i cattivi usi che ne fanno.

Con le liberalizzazioni delle attività commerciali, liberiamo anche le energie delle famiglie. E sosteniamole nel compito di cura. Rifinanziare un nuovo Piano per la non autosufficienza, già presente in molte nazioni europee, ci farà stare nell’ Unione europea a testa alta. Un’ Europa non solo del commercio e delle monete, ma soprattutto solidale. Un’ Europa ancora da costruire, ma che ci interessa davvero. Molto di più di quella delle banche e della finanza.

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