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Tv2000: dialogo, ascolti e speranza

Dal rosario quotidiano amato da tanti al telegiornale approfondito, alle nuove trasmissioni. La crescita della Tv della Cei.


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Non provate a telefonare a Lucia, Angela, Paola, Maria dalle 18 alle 18 e trenta del pomeriggio e nemmeno a Francesco, Simone, Giuseppino... Tanto non vi risponderanno: insieme a migliaia di altri stanno pregando insieme a uomini e donne che non vedono e non conoscono ma sentono vicini, perché il Rosario di Tv2000 è molto più di un programma quotidiano nel palinsesto di un’ emittente televisiva. È un appuntamento importante, di quelli che ti fanno sentire meglio, perché non sei solo anche se vivi solo, perché sei anziano oppure perché sei malato e sei costretto a casa. E ti fa bene al cuore sentire che gli altri ci sono perché così sembra possibile mettere lì i dolori, le preoccupazioni, le solitudini e sentire che c’ è qualcuno che ne prende su di sé un pezzettino...

Solo uno stolto potrebbe storcere il naso con sufficienza di fronte a una televisione che vanta questo come il suo appuntamento più seguito, perché è proprio a questo pubblico che puoi permetterti di raccontare il mondo anche per le sue buone notizie e non solo per gli scandali e le denunce che fanno audience. «E così accade che si riesca a interrogare sempre di più un pubblico lontano, ma ogni giorno più stanco dell’ ovvietà delle proposte di chi va a caccia solo dello share migliore», commentano i due giornalisti di grande mestiere e di passione che un anno fa sono stati chiamati a rinnovare Tv2000. Con un passato professionale che diventa difficile riassumere, il direttore della rete è Paolo Ruffini, direttore in passato del Giornale Radio, di Radio 1, di Rai 3, di La 7, (che ha battezzato trasmissioni in radio come Inviato speciale e Gr Cultura e in Tv come Ballarò, Che tempo che fa, Non c’ è problema, Presa diretta, Enigma...), mentre il direttore del Tg è Lucio Brunelli, un volto noto del Tg 2 per cui ha raccontato come vaticanista la vita di tre Papi, partecipando a oltre un centinaio di viaggi e prevedendo tra l’ altro, uno dei pochissimi, che il cardinale Bergoglio sarebbe diventato Papa. Non c’ è da stupirsi, dunque, che il suo telegiornale, che segue il Rosario, stia facendo crescere gli ascolti, riuscendo a traghettare gli ascoltatori dalla devozione a un’ informazione pacata, che predilige l’ approfondimento.

«Parafrasando papa Francesco», spiega, «mi piace parlare di una Tv “in uscita” come la sua Chiesa che esce dai propri recinti per andare in strada, fra la gente. L’ informazione di una Tv cattolica si distingue dalle altre innanzitutto per lo sguardo diverso che porta sulla realtà, più intelligente, più libero, più appassionato alle cose e alle persone».

L’ insegnamento che Brunelli cita spesso è quello di Benedetto XVI più volte ripreso da papa Francesco: «La Chiesa non si espande per proselitismo, ma per attrazione». Ed essere attraenti e non retorici o enfatici è proprio l’ invito che Paolo Ruffini ha fatto ai suoi quando nel maggio del 2014 è stato chiamato a dirigere la televisione della Conferenza episcopale italiana: «Il nostro intento è stato costruire una cultura della prossimità contrapposta al culto della lontananza e della contrapposizione. Come scrive papa Francesco: “Il Vangelo ci invita sempre a correre il rischio dell’ incontro con il volto dell’ altro”. Senza la capacità di interrogarsi e di mettersi in discussione non c’ è il dialogo ma il rischio di diventare insipidi. Né caldi né freddi, ma tiepidi. Per questo abbiamo cercato di far sì che le stesse persone che si riuniscono con noi per pregare, rimanessero con noi anche per conoscere, riflettere, sorridere».

A Bel tempo si spera, tanto per fare un esempio, ogni giorno c’ è un collegamento con una parrocchia per raccontare «quanto possa essere fantasiosa la carità» e anche con un mercato in giro per l’ Italia «per capire i bisogni della gente in carne e ossa», mentre la trasmissione del pomeriggio Siamo noi parla di etica, solidarietà, distribuzione dei beni, difesa dei posti di lavoro e «di un Dio che esige un impegno per la giustizia» con servizi da diocesi, associazioni di volontariato, cooperative sociali.

«Nel pomeriggio in cui la Tv generalista si occupa quasi solo di cronaca nera e gossip», dice Ruffini, «noi abbiamo il coraggio di guardare la realtà in faccia, raccontando le storie e i problemi veri, ma lo facciamo con la speranza che sa scovare la possibilità concreta di migliorare le cose, mobilitando le forze sane della società, secondo una linea che coniuga l’ intransigenza rispetto all’ ingiustizia sociale con l’ ottimismo della carità».

Non c’ è da meravigliarsi dunque se gli ascolti crescono per trasmissioni come il seguitissimo Diario di Papa Francesco in cui gli ospiti più diversi raccontano che cosa provocano in loro le sue parole, Il mondo insieme di Licia Colò, l’ interessante Attenti al lupo che intercetta il bisogno di informazioni del cittadino sulla vita di tutti i giorni e La Classe sulla dispersione scolastica. C’ è attesa anche per la trasmissione su Dante e quella sulle Beatitudini dell’ ex Iena Alessandro Sortino...

Ma aggirandosi tra gli studi, e parlando con gli uomini e le donne che con i due direttori lavorano ogni giorno, emerge chiaro un fattore che su tanta prolificità non deve essere stato di poco peso: una palpabile serenità di sottofondo e uno spirito di collaborazione che nasce «quando senti che lavori per una fede condivisa».

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