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Tutto su La stagione della caccia, il ritorno del Camilleri "storico" senza Montalbano

Per la serie C'era una volta a Vigàta, in prima serata su Rai 1 va in onda un nuovo adattamento di un romanzo dello scrittore siciliano ambientato alla fine dell'Ottocento, tra delitti, passioni e tanta ironia. La trama, il cast, le curiosità e le dichiarazioni dei protagonisti


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Dopo i grandi ascolti dei due nuovi episodi del commissario Montalbano, Rai trasmette in prima serata La stagione della caccia, adattamento dell'omonimo romanzo del 1992 di Andrea Camilleri, ambientato sempre nell'immaginaria Vigata, ma alla fine del 1800. Una saga familiare in cui si intrecciano delitti e passioni, stemperati da una notevole dose di ironia.

LA TRAMA:

Una lunga serie di morti apparentemente accidentali sconvolgono la famiglia Peluso, una nobile stirpe di
proprietari terrieri ormai in odore di decadenza. La ricchissima e potente casata viene progressivamente e misteriosamente decimata con un’ impressionante successione di morti che ricorda molto quella delle prede in una battuta di caccia. Una mattanza che curiosamente inizia con l’ arrivo a Vigata del giovane farmacista, Fofò La Matina, figlio del “camperi” dei marchesi Peluso

IL CAST:

Francesco Scianna (Fofò La Mantia), Miriam Dalmazio (la marchesina 'Ntontò), Tommaso Ragno (Don Totò Peluso), Ninni Bruschetta (padre Macaluso), Giorgio Marchesi (il gendarme Emiliano Saint Vincent), Alessio Vassallo (Nenè Impiduglia) e con la partecipazione di Donatella Finocchiaro (Donna Matilde).

LE PAROLE DEI PROTAGONISTI:

Francesco Scianna, che interpreta il farmacista Fofò, spiega: «La bellezza del personaggio è che si muove in un mondo irrazionale. È un uomo che torna dopo un viaggio diverso e ci tiene che la gente non lo riconosca, ha lottato tanto per diventare quello che è. Ha una sorta di complesso di onnipotenza, come dicesse: guardate chi sono diventato, proprio io...». «Finalmente sono una donna di  Camilleri - sottolinea la siciliana Donatella Finocchiaro - Questo libro è un capolavoro di scrittura magistralmente adattato, diretto e anche ben interpretato dai burattini che siamo noi, ma i personaggi erano cesellati alla perfezione. Nel film non solo dramma, giallo ma anche tanta comicità. Con Tommaso Ragno non mi sono trattenuta dalla risate, anche noi attori siamo rimasti 'vittimè di questa storia». Tommaso Ragno confessa di essersi molto divertito: «Non essendo siciliano, confesso, ho creduto per un momento all'altro di essere cacciato, invece è andato tutto bene». Il regista Johnson spiega: «Quando ho parlato con Tommaso Ragno del personaggio di Federico, il miglior paragone che sono riuscito a fare è stato: 'Pensa come se i Peluso fossero i Sopranos del XIX secolo, come se tu fossi il James Gandolfini di Vigatà».

 

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